05 Ago Vino Arbëreshë: un calice di speranza, tradizione e identità a Vaccarizzo Albanese (Cs)
Vino Arbëreshë: un calice di speranza, tradizione e identità a Vaccarizzo Albanese (Cs). La viticoltura naturale, al centro del Concorso Vini Arbëreshë per produttori di rosso, bianco e rosato calabresi, albanesi e kosovari. Si celebra la terra, la tradizione, l’identità e la solidarietà intergenerazionale della comunità italo-albanese in Calabria con un occhio al passato e al futuro, e il vino naturale come dono

“Tu ridoni speranza agli uomini ansiosi, e forza al povero che dopo aver bevuto, non teme più le ire regali, e neanche le armi dei soldati. Ti terranno con sé Bacco e, se vorrà giungere, Venere, e le Grazie restie a separarsi, e le tremule lucerne, fin quando il ritorno del sole metterà in fuga le stelle.” Le parole immortali del poeta latino Orazio, con la loro capacità evocativa e la lode senza tempo al vino, si prestano perfettamente ad aprire il racconto di un evento che ha il sapore della memoria e della rinascita: il “Concorso Vini Arbëreshë”, tenutosi nei giorni scorsi a Vaccarizzo Albanese (Cs), suggestivo borgo in provincia di Cosenza, tra i più attivi nel preservare la cultura italo-albanese.
L’iniziativa, che ha visto la partecipazione di numerosi produttori provenienti non solo dalla Calabria ma anche da Albania e Kosovo, ha rappresentato molto più di una semplice competizione enologica: è stato un vero e proprio incontro tra tradizioni, comunità e radici culturali, con protagonisti non solo i vini, ma anche i valori dell’autenticità, della lavorazione artigianale e della solidarietà intergenerazionale. Il concorso ha premiato i migliori vini rossi, bianchi e rosati prodotti in maniera naturale, spesso ancora secondo metodi tramandati da generazioni nelle case e nei piccoli vigneti delle comunità Arbëreshë.

Tra i numerosi partecipanti, a distinguersi nella categoria dei vini rossi è stato Salvatore Bua, autentico figlio di Vaccarizzo (o “Vakarizioto”, come direbbero in Arbëreshë), che ha conquistato il primo posto con un vino ottenuto prevalentemente da uve Magliocco, vitigno autoctono calabrese, conosciuto per la sua struttura, i tannini eleganti e il suo profilo aromatico complesso. Da oltre trent’anni, Bua si dedica con cura alla sua vigna situata in località Serra Fontana, una collina che sovrasta il centro abitato, accarezzata dai venti e baciata dal sole, ideale per la viticoltura. Accanto al Magliocco, nella sua produzione trovano spazio anche vitigni storici del Sud Italia come il Gaglioppo, il Sangiovese e la profumata Malvasia, che arricchiscono il bouquet.
La produzione di questi vini non è mai frutto del caso. Si tratta di un lavoro meticoloso, giornaliero e stagionale, fatto di osservazione attenta e rispetto per la terra. Le sfide principali sono oggi rappresentate dai cambiamenti climatici, con temperature sempre più estreme e imprevedibili. A tutto ciò, si aggiunge la lotta contro i parassiti, che è portata avanti solo con mezzi naturali: zolfo, rame e altre sostanze minerali, come impone la tradizione contadina rispettosa dell’ambiente e della salute. Il risultato è un vino dal colore rosso rubino, intenso come il frutto del melograno, limpido ma non filtrato artificialmente, con quella trasparenza “penetrabile” tanto cara agli intenditori: si deve riuscire a intravedere, attraverso il bicchiere, il bordo opposto. Una prova di autenticità.

L’8 dicembre: la “Madonna delle Botti” e il rito collettivo del vino nuovo. In questo contesto ricco di tradizioni non poteva mancare una nota simbolica: a Vaccarizzo, il vino nuovo si assaggia a partire da una data precisa. Non è una coincidenza: l’8 dicembre, giorno dedicato all’Immacolata Concezione, è diventato localmente la festa della “Madonna delle Botti”. In questa occasione, ogni anno da oltre tre decenni, gli abitanti del paese si ritrovano per un vero e proprio “tour delle cantine”, durante il quale si degustano i nuovi vini prodotti dagli amici e dai vicini, celebrando la comunità e il frutto del proprio lavoro.
Il concorso ha visto salire sul podio anche altri appassionati viticoltori calabresi: il secondo, terzo e quinto posto sono andati a produttori della provincia di Cosenza, testimoniando il fermento e la vitalità dell’enologia locale. Quarto classificato, invece, un altro nome di Vaccarizzo: Marco Scura, che rappresenta con entusiasmo la nuova generazione di vignaioli arbëreshë, decisi a mantenere vive le tradizioni ma anche ad innovare e sperimentare.

Il vino Arbëreshë non è solo una bevanda, è una narrazione liquida della storia, della fatica e dell’amore per la terra. È cultura, identità, gesto rituale e dono conviviale. In un’epoca in cui l’ansia e l’incertezza dominano il quotidiano, un calice di questo vino naturale e sincero – come già intuiva Orazio – può davvero ridare speranza agli animi ansiosi, rinsaldare i legami umani e ricordarci che, nonostante tutto, esistono ancora cose buone e genuine che meritano di essere celebrate.
Photo credits, Michele Minisci – Wikipedia – Facebook, Vaccarizzo Albanese comunica
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