Vincenzo Sofo: vita parigina, da diversamente padano, con il cuore in Calabria

Incontro con l’ex eurodeputato, originario di Bovalino (Rc), marito di Marion Maréchal nipote di Marine Le Pen. Ora in libreria con il suo volume “Tecnodestra. L’Europa politica nell’era Musk (Paesi Edizioni)

di Riccardo Guerrieri

Riccardo Guerrieri
e Vincenzo Sofo

durante l’intervista a Parigi

L’appuntamento con l’onorevole Vincenzo Sofo è di primo pomeriggio, in un locale nei pressi dello stadio “Parc des Princes”, zona ovest della capitale francese, XVI Arrondissement, dove gioca le partite in casa la squadra parigina di Donnarumma. Fa freddino e dopo aver sostato all’interno della chiesa limitrofa “Sainte Jeanne de Chantal” entriamo in uno dei bar-ristoranti più amati tra gli appassionati di sport. C’è un posto libero al tavolino vicino al forno, dove il pizzaiolo sta finendo di lavorare per gli ultimi clienti seduti a pranzo. Si arriva in anticipo, perché brucia l’impazienza di incontrare il giovane uomo politico italiano, che è pure il marito della brillante Marion Maréchal, e che fa parte ormai da alcuni anni della famiglia Le Pen, candidata da decenni alla Presidenza della Repubblica francese.

Siamo in contatto telefonico con Sofo da luglio, ha avuto un sacco di impedimenti, ma finalmente stavolta ci siamo e lo aspettiamo seduti, nel frattempo, ad un altro tavolino, più silenzioso, del bar. Arriva puntuale alle spalle, ci riconosce subito, sorridente si siede e ordiniamo la consumazione avviando di buona lena la conversazione. La prima domanda è d’obbligo: i suoi rapporti con la Calabria, il perché ha lasciato la circoscrizione elettorale calabrese (dove era stato brillantemente eletto eurodeputato, con abbondanza di voti) per poi presentarsi al Nord, stavolta senza successo, alle elezioni europee del 2024.

“La Calabria è la terra che mi scorre nel sangue – ci risponde convintamente -. Sono nato e cresciuto a Milano, ma la mia famiglia è interamente calabrese, della provincia di Reggio Calabria. I miei genitori hanno sempre trasmesso a me e mio fratello questa identità regionale. Da quando sono nato, sento parlare calabrese in casa, mia madre cucina calabrese… Sono stato allevato nella cultura e identità calabresi, il che non mi ha impedito di aprirmi ad altro, cioè a vivere perfettamente integrato a Milano o adesso a Parigi. Una radice che è stata valorizzata dalla mia famiglia e che ci siamo sempre portati orgogliosamente dietro. Abbiamo sempre passato le vacanze in Calabria; poi, con la morte dei nonni, la frequenza si è ridotta, ma da quando sono nato non ho mai perso la festa di San Francesco a Bovalino. I miei genitori sono della zona, mia madre di Caraffa del Bianco e mio padre di Oppido Mamertina; poi si sono stanziati a Bovalino per vicende familiari. I miei genitori si sono conosciuti nel treno per Milano, in via di emigrazione entrambi, agli inizi degli anni Ottanta. Mamma insegnante di scuole superiori, papà impiegato. I nonni erano contadini, falegnami e commercianti. Purtroppo, sono morti quando ero un bambino.”

La coppia Marion Maréchal, Vincenzo Sofo

Il Suo orientamento politico di destra viene dalla Calabria o dalla Lombardia?

“I valori conservatori, tipici della nostra terra calabrese, appartengono ai miei genitori. Per me è stato all’inizio un che di istintivo, e credo che l’aderenza, in primis, sia sempre istintiva. Ne parlavo giorni fa con mia moglie, ragionando sui libri che ci possono aver condizionato. Il mio primo letto è stato ‘Lo scudo di Talo’ che racconta la battaglia delle Termopili e che mi è stato dato probabilmente alle elementari. Un contesto molto classico”.

Con che frequenza va in Calabria?

“Quando avevo il mandato, ero là tutti i mesi, se no tendenzialmente d’estate.
Da ragazzo ci passavo anche più di due mesi d’estate, e ci andavo anche a Natale o a Pasqua. Poi, con l’avanzare dell’età ed il sopraggiungere degli impegni, la frequenza è diminuita. Oggi resta comunque una tappa fissa d’estate, ed anche mia moglie è diventata calabrese di adozione… e con lei ho portato anche la sua famiglia!”

Cosa pensa che politicamente si possa o si debba fare per la Calabria?

“Ho parlato insistentemente durante il mio mandato della strategicità della Calabria. Bisogna smettere di considerarla come un tema locale ed elevare le ‘questioni’ della regione a temi nazionali ed europei. La Calabria è il ponte naturale nel Mediterraneo, con il continente africano dirimpettaio e sempre più importante. Ed è il ponte tra l’Italia continentale, l’Europa e la Sicilia. Una gran parte del traffico commerciale marittimo passa dalle coste calabresi e lo sviluppo non riguarda solo i calabresi, ma tutta l’Europa. Ho fatto una battaglia anche personale, durante il mio mandato europeo, per lo sviluppo della Statale 106, una questione fondamentale. Valorizzare la dorsale jonica della Calabria, per farne riconoscere il carattere strategico europeo. Posso ritenermi soddisfatto, perché la Commissione Europea ha inserito la modernizzazione e ultimazione della statale 106 fino a Reggio Calabria, all’interno del progetto europeo dei 9 corridoi principali delle infrastrutture europee dei trasporti. Grazie a questo riconoscimento, è stato previsto un finanziamento congruo e cospicuo da parte del governo italiano. Ho portato avanti anche la battaglia sull’identità culturale della Calabria, considerando che il patrimonio culturale calabrese è in parte sconosciuto ai calabresi stessi, e che voler fare qualcosa di positivo per la propria terra significa prima la consapevolezza di quel che è la propria terra… L’ignoranza è un ostacolo, e in Calabria occorre fare questo lavoro di diffusione e di promozione della coscienza del territorio con iniziative concrete, diffuse, vere. Per esempio, l’area grecanica calabrese dovrebbe rappresentare un naturale ponte culturale privilegiato con la Grecia. E così quella degli albanesi di Calabria, gli arbëreshë, per consolidare i rapporti con l’Albania. Senza dimenticare, poi, gli Occitani. Bisogna approfondire queste cose, e occorre una visione politica chiara per valorizzare questo patrimonio e queste opportunità. Un altro ponte culturale potrebbe essere sviluppato agevolmente con la Francia, una cosa che non si pensa abbastanza, considerata la biografia e il pensiero di San Francesco di Paola: Santo calabrese, vissuto e sepolto in Francia, di spirito europeo.”

Al Parlamento Europeo

Durante il Suo mandato in Calabria, come sono stati i rapporti con la politica locale?

“Mi sono candidato in Calabria senza avere interessi concreti. È stato come un atto d’amore per le mie radici, e ho fatto politica cercando di portare valore aggiunto grazie anche alla mia esperienza. L’isolamento in cui vive in parte la Calabria, la mobilità difficoltosa anche in virtù della sua orografia, determina una inevitabile chiusura su dinamiche prettamente territoriali. Il Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, sta facendo un lavoro importante per portare la Calabria fuori dalla Calabria, con una differenza d’approccio rispetto al passato. Per le mie ‘battaglie’ ho ricevuto anche critiche inaspettate e incomprensibili, per esempio per la promozione alle nocciole calabresi a loro tutela in un momento di difficoltà con l’agguerrita concorrenza extraeuropea. Conservo comunque tante buone amicizie in regione, e francamente sono felice se e quando posso dare una mano a quella che è la mia terra.”

Cosa rappresenta la calabresità nella Sua attività politica?

“Anche quando ho fatto parte della Lega dell’epoca alle elezioni del Consiglio comunale milanese, ho coniato lo slogan ‘diversamente padano’ per rivendicare le mie origini calabre: cosa che fu percepita come una provocazione per la Lega di Bossi. Quando mi sono presentato al Nord ho avuto manifestazioni di sostegno dai calabresi trapiantati lì. L’essere calabrese al di fuori della Calabria può aiutare, ma può portare anche con sé pregiudizi e diffidenza, perché quel poco che si conosce in giro della nostra regione, per esempio in Francia, è soprattutto la cronaca nera e giudiziaria, le vicende della ‘ndrangheta, che fanno appunto notizia. Io sento di dover dire che i calabresi hanno dato storicamente tanto al mondo oltre che all’Italia, in tutti i campi del sapere, del fare, del pensare e del vivere civile. Dobbiamo lavorare uniti per modificare l’immagine distorta.”

Cosa propone nel Suo libro appena uscito per Paesi Edizioni?

“Avevo un progetto in mente da tempo, e ho accolto favorevolmente la proposta della casa editrice Paesi per scrivere questo libro appena uscito con il titolo ‘Tecnodestra. L’Europa politica nell’era Musk’. Ho deciso, non avendo più un mandato elettorale, di ricominciare a fare quello che ho sempre fatto: cioè il ruolo di agitatore culturale e di analista. L’ho praticato in Italia, e comincio a farlo anche sui media francesi. Da commentatore, cerco di portare l’attenzione sul futuro dell’Europa, sulla sfida necessaria allo schema divisivo sovranisti-europeisti. Contrappongo la mia riflessione sulla contrapposizione tra Stati nazionali e Stati digitali, cioè i colossi del web; sul tema del fenomeno delle metropoli globali, come lo sono Parigi o Milano, con la necessità di valorizzare le città intermedie, ridistribuendo opportunità, risorse, investimenti e demografia nelle aree vaste. Nel libro affronto il caso calabrese, la necessità di valorizzare l’identità locale come civiltà europea: quello che abbiamo fatto e quello che siamo stati durante secoli; quello che abbiamo rinunciato a fare, ed essere, oggi. Rifletto su temi che potrebbero essere visti come di frontiera, ma che sono diventati sempre più attuali e direi fondamentali per il nostro futuro.”

All rights reserved (© Riproduzione riservata) – Foto: Wikipedia, Riccardo Guerrieri, Vincenzo Sofo  

No Comments

Post A Comment