15 Mar Teofilo Magliocchi: grande pittura e commovente poesia, tra Cosenza e America
Originario di Mendicino (Cs, 1904 – Pittsburgh 1985), artista di riconosciuto talento e fama, è stato anche poeta dolcissimo, con nel cuore ben stretta la sua terra, come in “Cosentinella mia”…

Teofilo Magliocchi (Mendicino, Cs, 1904 – Pittsburgh 1985) è stato quel che si dice un enfant prodige: ad appena 5 anni, aveva infatti già manifestato la sua vena artistica, con un gesso in mano a disegnare, veloce e incontenibile su muri e monumenti, figure ispirate, armoniose, complesse e già di evidente “maturità”.
Figlio di un conciatore di pelle, con un talento prorompente che lo porterà ad abbracciare decisamente e prontamente il mestiere di pittore, nella sua Mendicino e a Cosenza ha lasciato una profluvie di ritratti di signora, paesaggi, nature morte, oli e disegni che gli avevano procurato un discreto successo: non tanto, però, da garantirgli indipendenza e sicurezza economica. Nel 1948, nel primo dopoguerra di diffusa miseria e stenti, la decisione di emigrare in America, accolto da parenti che lo avevano preceduto, per vedere intanto come girava il mondo, e poi magari rientrare…

negli anni della maturità
Pittsburgh, in Pennsylvania, la cittadina industriale sorta all’incrocio dei fiumi Allegheny e Monongahela, gli affluenti del grande Ohio, detta anche “Steel City” per la grossa produzione siderurgica e di acciai in particolare, diventerà invece dal 1951 la sua nuova e definitiva patria. E lì aprirà lo studio di pittura nell’Hill District, diventando in breve uno degli artisti di maggior successo della città, cominciando a ritrarre belle e facoltose signore e paesaggi americani. Si aprirà così per lui una bella carriera e un vivace mercato, che gli daranno benessere, entusiasmo e libertà. Da lì, in un crescendo, otterrà importanti premi e donerà sue opere a prestigiose Istituzioni, fino a quella più importante: la Casa Bianca. Nel 1956, sarà vincitore del Concorso per il miglior ritratto del presidente Eisenhower, festeggiato e celebrato dalla stampa estera – quella italiana in particolare, all’epoca assai fiorente e importante – e in suo onore al William Hotel sarà organizzato un ricevimento con oltre duemila invitati, larga rappresentanza delle autorità locali, e un inviato diplomatico giunto direttamente da Washington.
Uomo elegante e un po’ dandy, amante delle belle donne, Magliocchi scriverà anche apprezzati libri di poesie, e sempre in italiano, anche opere di un certo pregio di Medicina e Legge. Per i lettori di Calabria Mundi, ecco una sua ispirata poesia, dedicata alla città di Cosenza (tratta da. Poeti calabresi in America, a cura di P. Spataro, La Nuova Italia Letteraria, 1957)
Cosentinella mia
Quando Cosenza dorme al chiar di luna
Una chitarra suona e mi ridesto
Sento cantare la mia bella bruna
Che dice al cuore mio: Ritorna presto.
Ti voglio riabbracciare
con l’anima ferita;
con te voglio finire
la danza della vita.
Cosentinella mia,
io penso sempre a te
canto con melodia
la mia canzone
perché ritorno a te
senza più nostalgia.
Penso Cosenza e a te, ed io sospiro,
guardo le stelle e mi s’accende il core,
vorrei volar su te come un vampiro
per dissetarmi del tuo dolce amore.
Al suon della campana
pensami con un sorriso;
con te che sei lontana
io vado in paradiso.
Sogno Cosenza e te, e mi tormento,
sogno il giardino colmo d’ogni fiore;
lì tra le foglie di color d’argento
io te rivedo e piango nel dolore.
Con te voglio cantare
le gioie della vita;
con te voglie morire,
con l’anima fiorita.
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