Teofilo Magliocchi: grande pittura e commovente poesia, tra Cosenza e America  

Originario di Mendicino (Cs, 1904 – Pittsburgh 1985), artista di riconosciuto talento e fama, è stato anche poeta dolcissimo, con nel cuore ben stretta la sua terra, come in “Cosentinella mia”…

Teofilo Magliocchi con il suo autoritratto, nel 1950

Teofilo Magliocchi (Mendicino, Cs, 1904 – Pittsburgh 1985) è stato quel che si dice un enfant prodige: ad appena 5 anni, aveva infatti già manifestato la sua vena artistica, con un gesso in mano a disegnare, veloce e incontenibile su muri e monumenti, figure ispirate, armoniose, complesse e già di evidente “maturità”.  

Figlio di un conciatore di pelle, con un talento prorompente che lo porterà ad abbracciare decisamente e prontamente il mestiere di pittore, nella sua Mendicino e a Cosenza ha lasciato una profluvie di ritratti di signora, paesaggi, nature morte, oli e disegni che gli avevano procurato un discreto successo: non tanto, però, da garantirgli indipendenza e sicurezza economica. Nel 1948, nel primo dopoguerra di diffusa miseria e stenti, la decisione di emigrare in America, accolto da parenti che lo avevano preceduto, per vedere intanto come girava il mondo, e poi magari rientrare…

Teofilo Magliocchi
negli anni della maturità

Pittsburgh, in Pennsylvania, la cittadina industriale sorta all’incrocio dei fiumi Allegheny e Monongahela, gli affluenti del grande Ohio, detta anche “Steel City” per la grossa produzione siderurgica e di acciai in particolare, diventerà invece dal 1951 la sua nuova e definitiva patria. E lì aprirà lo studio di pittura nell’Hill District, diventando in breve uno degli artisti di maggior successo della città, cominciando a ritrarre belle e facoltose signore e paesaggi americani. Si aprirà così per lui una bella carriera e un vivace mercato, che gli daranno benessere, entusiasmo e libertà. Da lì, in un crescendo, otterrà importanti premi e donerà sue opere a prestigiose Istituzioni, fino a quella più importante: la Casa Bianca. Nel 1956, sarà vincitore del Concorso per il miglior ritratto del presidente Eisenhower, festeggiato e celebrato dalla stampa estera – quella italiana in particolare, all’epoca assai fiorente e importante – e in suo onore al William Hotel sarà organizzato un ricevimento con oltre duemila invitati, larga rappresentanza delle autorità locali, e un inviato diplomatico giunto direttamente da Washington.

Uomo elegante e un po’ dandy, amante delle belle donne, Magliocchi scriverà anche apprezzati libri di poesie, e sempre in italiano, anche opere di un certo pregio di Medicina e Legge. Per i lettori di Calabria Mundi, ecco una sua ispirata poesia, dedicata alla città di Cosenza (tratta da. Poeti calabresi in America, a cura di P. Spataro, La Nuova Italia Letteraria, 1957)

Cosentinella mia

Quando Cosenza dorme al chiar di luna

Una chitarra suona e mi ridesto

Sento cantare la mia bella bruna

Che dice al cuore mio: Ritorna presto.

Ti voglio riabbracciare

con l’anima ferita;

con te voglio finire

la danza della vita.

Cosentinella mia,

io penso sempre a te

canto con melodia

la mia canzone

perché ritorno a te

senza più nostalgia.

Penso Cosenza e a te, ed io sospiro,

guardo le stelle e mi s’accende il core,

vorrei volar su te come un vampiro

per dissetarmi del tuo dolce amore.

Al suon della campana

pensami con un sorriso;

con te che sei lontana

io vado in paradiso.

Sogno Cosenza e te, e mi tormento,

sogno il giardino colmo d’ogni fiore;

lì tra le foglie di color d’argento

io te rivedo e piango nel dolore.

Con te voglio cantare

le gioie della vita;

con te voglie morire,

con l’anima fiorita.

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