29 Lug Saverio Mattei: una “voce” calabrese nella Napoli illuminista
Da Montepaone (Cz) alla capitale partenopea, la vita di un eccelso giurista, musicista, poeta, e il suo grande lascito culturale tutto da riscoprire, a cominciare dalle traduzioni dei Salmi biblici, poi musicati da Hasse, Jommelli, Piccinni, Paisiello e persino da Mozart…

stampa di Guglielmo Morghen, Museo di San Martino, Napoli
Saverio Mattei (Montepaone, 19 ottobre 1742 – Napoli, 31 agosto 1795), è stato una figura assai poliedrica del Settecento italiano: letterato, musicista, avvocato, grecista, traduttore e storico della musica, ha rappresentato con la sua opera uno straordinario punto d’incontro tra cultura umanistica, riformismo illuminista e sensibilità musicale, in un’epoca, il Settecento, di grandi trasformazioni culturali e sociali. Appartenente a una nobile famiglia di possidenti terrieri della Calabria ionica, era figlio di un esperto giurista e amministratore di feudi, uomo colto e appassionato, e da questo ambiente impregnato di erudizione e interesse per le arti, fu influenzato profondamente.
All’età di dieci anni fu inviato al Seminario arcivescovile di Napoli, uno dei centri più prestigiosi della formazione ecclesiastica e culturale del Regno, dove si distinse per le capacità nello studio delle lingue classiche e orientali: latino, greco ed ebraico. Nel 1759, ancora giovanissimo, conseguì il dottorato in Diritto, sempre a Napoli. Quello stesso anno, su pressante desiderio della madre, tornò in Calabria, a Montepaone, per sposare Giulia Capece Piscicelli, appartenente alla nobile famiglia dei baroni di Chiaravalle. Quel tempo segnò anche l’inizio della sua carriera letteraria, con la pubblicazione delle Exercitationes per saturam. La sua impresa più ambiziosa fu poi la traduzione poetica in lingua italiana dei Salmi biblici dall’ebraico, con l’intento di renderli accessibili ad un pubblico più ampio, al di fuori dei circoli teologici ed eruditi. L’opera, arricchita da commenti spirituali e allegorici, rappresentò un grande sforzo di “volgarizzazione” della cultura sacra, in linea con gli ideali illuministi di diffusione della conoscenza.
Questi salmi ebbero una notevole fortuna anche in ambito musicale: furono, infatti, musicati da alcuni dei più grandi compositori dell’epoca, come Johann Adolf Hasse, Niccolò Jommelli, Niccolò Piccinni, Giovanni Paisiello e persino Wolfgang Amadeus Mozart. Tale attenzione denota quanto l’opera di Mattei fosse percepita come adatta a una fusione tra poesia sacra e musica colta, in un’epoca in cui l’Oratorio e la Cantata religiosa avevano dato il meglio e spingevano verso nuove forme espressive.

dipinto di Anonimo napoletano.
Napoli, XVIII secolo, Conservatorio di Musica San Pietro a Majella
Restando alla musica, Mattei visse in un periodo di fervente rinnovamento: nel XVIII secolo Napoli era un centro di altissimo prestigio per i compositori europei: i suoi Conservatori ne formavano di fama internazionale e il Teatro di San Carlo era uno dei palcoscenici più importanti del continente. La scena era dominata dall’Opera seria e da una continua tensione tra tradizione e riforma, incarnata dalle esperienze musicali di autori come Christoph Willibald Gluck, che cercavano una maggiore aderenza tra musica e dramma. In questo contesto, si schierò criticamente contro alcune tendenze idealizzanti del classicismo musicale. In polemica con il biblista francese Dom Augustin Calmet, rifiutò l’idea che gli strumenti e il linguaggio musicale moderni potessero essere pienamente assimilati a quelli delle civiltà antiche. Riteneva, infatti, illusorio e sterile il tentativo di imitare la purezza greca nella musica moderna: più che la perfezione formale, privilegiava il dialogo tra musica e poesia, in un’ottica spirituale e comunicativa.
Fu anche molto critico nei confronti dello stato dei teatri dell’epoca, che giudicava decadenti e corrotti, gestiti da amministrazioni mediocri e popolati da artisti senza talento. Tuttavia, continuava a difendere la musica come veicolo pedagogico e sociale, capace di parlare al cuore del popolo, senza perdere la sua dignità spirituale. Questo approccio fu apprezzato da personalità come sant’Alfonso Maria de’ Liguori, mentre altri lo accusarono di svilire la sacralità dei testi.
Dal 1768 Mattei ricevette diversi incarichi per la composizione di cantate celebrative destinate alla corte borbonica e da eseguire nel Teatro di San Carlo, dove il suo talento letterario e musicale poté esprimersi pienamente. Nel frattempo, continuò a pubblicare opere importanti, come La contesa dei pastori, cantata pastorale, e I Libri poetici della Bibbia, editi in più volumi tra il 1766 e il 1779.

Nel 1790 fu nominato delegato del Conservatorio della Pietà dei Turchini, una delle istituzioni musicali più prestigiose di Napoli. Qui intraprese un’opera di rinnovamento, fondando l’archivio filarmonico e la biblioteca musicale. Nel 1795 fu nominato avvocato fiscale delle poesie di corte e delle rappresentazioni teatrali: un ruolo che gli permise di influenzare la legislazione teatrale del Regno, obbligando gli impresari a depositare le partiture presso il Conservatorio, contribuendo così alla conservazione del patrimonio musicale.
Parallelamente alla carriera intellettuale e artistica, Mattei svolse con successo anche quella forense, che gli garantì stabilità economica. Pubblicò vari scritti giuridici e fu influenzato dalle idee di Cesare Beccaria, sostenendo una giustizia più umana e razionale. Nelle sue opere legali, tra cui Che la dolcezza delle pene sia giovevole al Fisco più che l’asprezza (1787), si schierò contro le pene eccessivamente severe, anticipando alcune delle istanze moderne in materia di Diritto penale.
Morì a Napoli il 31 agosto 1795. La sua scomparsa fu commemorata dalla Gazzetta Universale il 10 ottobre dello stesso anno. Lasciava un’eredità culturale vasta e complessa, che intrecciava diritto, letteratura, teologia e musica in un equilibrio raro anche per l’epoca. La sua opera, soprattutto nel campo della traduzione biblica e della riflessione estetica e filosofica sulla musica, rappresenta uno dei momenti più alti del tentativo settecentesco di coniugare fede, ragione e arte.
– Per saperne di più: Francesco Pitaro, Montepaone – I suoi figli illustri (Il testo editor)
In copertina: Ritratto di Saverio Mattei, dipinto di Anonimo napoletano, Napoli, XVIII secolo, Conservatorio di Musica San Pietro a Majella
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