07 Ago Quando il teatro diventa coscienza civile: a Reggio Calabria, la storia secondo CarMa
A dieci anni dal debutto di “1861- La brutale verità” e a quasi 100 repliche, Michele Carilli porta avanti un progetto di memoria attiva, e con “Decimo” restituisce voce ai soldati dimenticati

Sono dieci gli anni trascorsi dalla primavera del 2015 quando va per la prima volta in scena lo spettacolo di teatro canzone “1861 La brutale verità” tratto dall’omonimo libro di Michele Carilli, uno spettacolo che desta da subito molto interesse nel panorama teatrale nazionale aggiudicandosi numerosi riconoscimenti. Ci siamo fatti raccontare dallo stesso Carilli, autore e regista dello spettacolo, come è nato questo fortunato progetto.
«L’idea originale – spiega – nasce, a dire il vero, nel 2013 dal mio incontro con Mimmo Martino cantante e leader del gruppo musicale “Mattanza”. L’anno prima avevo pubblicato il saggio storico “La brutale verità” ma venendo dal mondo teatrale conoscevo bene quale fosse la forza del teatro e della musica nella divulgazione di una tematica a cui tenevo molto, fu pertanto naturale pensare ad una trasposizione teatrale del volume, nella forma del teatro-canzone e così proposi a Mimmo Martino di entrare nel progetto usando alcuni brani del repertorio Mattanza insieme ad altri della tradizione popolare. Mimmo accettò con entusiasmo la proposta e i fatti ci diedero ragione, avevamo scelto lo strumento migliore per far arrivare alla gente avvenimenti storici sconosciuti e che hanno condizionato per sempre la storia del nostro sud, quei fatti che nel libro indicavo come “la brutale verità”. L’immediato consenso ricevuto ci spinse a migliorare ulteriormente l’offerta inserendo nel progetto CarMa, oltre all’attore e regista Lorenzo Praticò, un musicista di livello come Mario Lo Cascio. Dopo appena un anno e mezzo, e 12 messe in scena, Mimmo Martino improvvisamente abbandonò il suo percorso terreno. Fu forte lo sgomento ed il disorientamento che seguì. Decisi però di proseguire e di portare avanti quel progetto per cui ci si era spesi molto. Riscrissi pertanto il testo adattandolo a nuovi “attori” e musicisti come Gabriele Profazio e Marinella Rodà. Nella nuova formula il progetto ebbe un impatto straordinario, tale da attirare anche l’attenzione della Federazione Italiana Teatro Amatori (FITA) che nel 2019 decise di assegnargli il premio FITALIA come “Miglior spettacolo italiano” (categoria teatro di narrazione). Molti sono stati i concorsi nazionali ai quali “1861” ha partecipato in giro per l’Italia, aggiudicandosi numerosi premi: memorabile il “Premio del Teatro Augusteo” (Napoli 2017) che ci permise di essere inseriti nel cartellone ufficiale del Teatro con tre repliche consecutive, il “Premio Angelo Musco” (Milo – Catania 2018), “La Guglia d’oro” (Ancona 2019) “Il festival delle Regioni” di Spoleto (2022), il recentissimo premio “Città di Montecarlo” (2025) per il “valore etico-sociale dell’opera”, e tanti altri.»

A questo punto è d’obbligo chiedere: qual è questa brutale verità?
«La brutale verità è, ancora oggi (per fortuna molto meno di dieci anni fa) qualcosa che molti purtroppo ignorano. È quella che non trova spazio nei libri di scuola e che la nostra compagnia teatrale, attraverso questo spettacolo, riesce invece a far arrivare alla gente. La brutale verità è venire a conoscenza che subito dopo l’Unità d’Italia, il nuovo Regno d’Italia, nei dieci anni successivi, impegnò nel Mezzogiorno una forza militare d’occupazione di circa 100.000 soldati, impiegata nella “lotta al brigantaggio”. In realtà questa forza servì a domare una terribile insurrezione delle masse popolari che procurò uno spaventoso numero di morti con interi paesi incendiati e rasi al suolo. La storiografia “ufficiale” ha, purtroppo, occultato per troppo tempo le reali dimensioni e le motivazioni sociali delle insorgenze meridionali. Quella tra esercito piemontese e briganti è stata una guerra civile raccontata poi solo dai vincitori e così il brigantaggio postunitario è divenuto una tragedia senza narrazione, una storia che andava dimenticata. È necessario che quel periodo risorgimentale venga visto sotto una luce più obiettiva, completo in tutte le sue pagine, anche quelle che non fanno onore al nostro paese.»
Cosa fu il brigantaggio e quali furono le figure dei briganti più affascinanti?

«Il Brigantaggio fu un grande movimento rivoluzionario, di massa, che si oppose strenuamente a quella che possiamo definire una vera e propria invasione da parte dell’esercito del Regno di Sardegna. I Briganti, in altre circostanze e se la storia non l’avessero scritta i vincitori, sarebbero stati esaltati come resistenti, partigiani e invece furono definiti delinquenti e marchiati per sempre con quel nome infamante. Ex soldati del regno borbonico, contadini, artigiani in quel determinato periodo storico decisero di difendere la loro patria, la loro terra, la loro gente, il loro Re Borbone e la Chiesa cattolica. Con la nostra rappresentazione dei fatti così come realmente avvenuti, noi tentiamo di restituire loro la dignità perduta. Furono tante le figure dei briganti che godevano dell’appoggio della popolazione e che poi passarono alla storia, ricordiamo Luigi Alonzi, Nicola Somma (detto NincoNanco), il “sergente” Pasquale Romano e “il generale dei briganti” Carmine Crocco, la figura di brigante post–unitario più popolare. Molti non sanno che si arruolò anche tra le fila dei garibaldini, partecipando anche alla famosa battaglia sul Volturno ma deluso dalle mancate promesse di Garibaldi, decise di appoggiare la causa borbonica: si erse a paladino dei più deboli e dei poveri e cominciò ad arruolare proseliti, organizzando una sua banda che arrivò a essere composta da circa 3000 uomini. Non tutti i briganti del tempo si contraddistinsero per aver compiuto grandi imprese, anzi molti di loro, poco più che ragazzi, finirono i loro giorni in prigionia o addirittura furono fucilati senza alcun processo. Vissero un eroismo fatto di gesti semplici, concreti, compiendo il proprio dovere e combattendo fino in fondo per la causa in cui credevano, coscienti che questo avrebbe potuto significare anche la morte. Un altro volto del brigantaggio, meno conosciuto ma altrettanto affascinante, è quello delle brigantesse. Molte di loro abbracciarono la tipica vita da brigante in modo inconsapevole, frutto della disperazione e della misera condizione in cui erano costrette a vivere le donne del tempo.»
Ha detto che i libri di storia a scuola falsano la verità, quanto lo spettacolo mette in luce e chiarisce ciò che avvenne in quegli anni?
«Lo spettacolo, così come il libro, riporta integralmente documenti che videro la luce negli anni immediatamente successivi al 1861 e fa riferimento ad un libro considerato da tutti un’opera monumentale e fondamentale sul brigantaggio dopo l’unità d’Italia: Storia del Brigantaggio di Franco Molfese. È un saggio che ha voluto far luce su alcuni aspetti mai chiariti del Risorgimento italiano e che vuole dimostrare come l’unità è stata attuata a scapito della popolazione meridionale. La domanda che mi sono sempre posto è come mai quanto asserito da Molfese nel suo libro, a distanza di più di 60 anni dalla sua pubblicazione, pur condiviso da tutti gli storici, non abbia mai trovato spazio nei testi scolastici?»
È uno spettacolo che può essere indicato anche ad un pubblico giovane?
«Assolutamente sì. I ragazzi, tra l’altro, sono naturalmente portati a costruirsi un’idea propria e personale su tutti gli avvenimenti. Aggiungo che fin dalla nascita di questo progetto teatrale la speranza era, ed è ancora, quella di infondere in tutti, in particolar modo nei giovani, l’orgoglio di essere italiani del meridione, la fierezza di essere appartenuti al Regno delle Due Sicilie e la voglia di riacquistare l’identità perduta.»
Nel frattempo, è nato un nuovo progetto teatrale…
«Nel mese di aprile 2023, la compagnia è andata in scena per la prima volta con un nuovo progetto teatrale dal titolo “DECIMO- Come foglie d’acanto”, un testo teatrale scritto da me e che da subito ha attirato l’attenzione del pubblico e della critica aggiudicandosi dapprima il più importante premio della FITA (sez Calabria), il “Bronzi di Riace”, quale miglior spettacolo calabrese del 2023. La vittoria di questo trofeo ha permesso alla compagnia di rappresentare la Calabria al “Gran Galà del Teatro Amatoriale” tenutasi a Galatina di Lecce, dove lo spettacolo ha vinto il premio “Gradimento del Pubblico” assegnato dalla Giuria Popolare.»
Quale tematica affronta quest’opera, anche qui si parla di eventi storici?
«E’ uno spettacolo teatrale che attraverso l’alternanza di parti recitate e canzoni, suonate e cantate dal vivo, narra la storia di un soldato della Prima Guerra Mondiale, Antonio Cassalia, fante reggino della Brigata Catanzaro, che vive sulla propria pelle tutti gli orrori di quella “inutile strage”. Cassalia morì fucilato a seguito della decimazione, misura presa dal Generale Cadorna (Capo di Stato Maggiore del tempo) per punire la rivolta dei soldati appartenenti alla Brigata Catanzaro, avvenuta a Santa Maria La longa nel luglio del 1917, quando ad essi fu negato il meritato riposo dopo mesi e mesi di ininterrotta permanenza in trincea. La Decimazione fu senza dubbio uno degli episodi più terribili di quella guerra, una pratica che lasciava al caso la decisione su chi dovesse vivere o morire: il “decimo” per l’appunto.»

Ci sono stati nuovi innesti nella compagnia per portare in scena questo lavoro?
«Oltre a Gabriele Profazio, Marinella Rodà e Mario Lo Cascio che costituiscono il nucleo storico, gli spettatori in questo viaggio saranno accompagnati da nuovi attori (Carlo Colico, Federico Vadalà, Damiano Puntillo) e musicisti (Francesco Alati) che avranno il compito di ridare vita a personaggi storici, narrando le loro storie ed eseguendo dal vivo le canzoni (alcune appositamente composte per l’opera).»
Ha un particolare significato parlare di guerra in questo determinato periodo?
«La “Grande guerra” ha drammaticamente segnato la storia del nostro Paese, l’intento dello spettacolo è quello di ribadire l’assoluto ripudio verso tutte le guerre così da creare le basi, soprattutto fra i più giovani, per una ancor più solida coscienza che condanni, senza se e ma, non solo l’orrore di quella sciagurata guerra, ma anche di tutte le altre guerre che si combattono ancora oggi.»
Anche in questo caso si parla di verità nascoste?
«La verità sulla decimazione effettuata dai vertici dell’esercito italiano sui suoi stessi soldati è stata nascosta non solo ai familiari ma anche ai comuni di appartenenza dei fanti, riteniamo pertanto che dopo tanti anni sia giusto restituire memoria ed onore a questi nostri ragazzi caduti nell’oblio. Ci teniamo anche che i nostri giovani sappiano di quali brutture sia capace di generare la guerra, in quanto in loro è riposta la sincera speranza di un futuro migliore.»
Photo Credits – CarMa, Michele Carilli – Fortunato Misericordia (copertina e interno) – Antonello Diano
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