28 Apr Piero Canino: “La sanità si costruisce tra rigore e umanità”
Alla base di ogni sistema sanitario efficiente non ci sono solo numeri e procedure, ma scelte quotidiane che incidono direttamente sulla vita delle persone. In questo spazio, spesso lontano dai riflettori ma decisivo, opera Piero Canino, originario di Taverna (Cz), Direttore Amministrativo dell’ASST Garda, entrato in carica nel gennaio 2024 nella squadra guidata dal Direttore Generale Roberta Chiesa

Il suo è un ruolo strategico, che si sviluppa dietro le quinte, ma contribuisce in modo determinante al funzionamento di una realtà complessa. L’ASST Garda, nata nel 2016 dall’integrazione tra ospedali e servizi territoriali, garantisce oggi assistenza sanitaria e sociosanitaria a circa 380 mila cittadini distribuiti in 76 Comuni della provincia di Brescia, tra pianura, lago e montagna. Una rete articolata che comprende i presidi di Desenzano, Lonato, Gavardo, Salò, Manerbio e Leno, costruita per rispondere in modo capillare ai bisogni del territorio.
Abbiamo incontrato Canino per raccontare non solo il dirigente, ma anche l’uomo: un percorso che intreccia competenze economiche, senso delle istituzioni e un legame profondo con le proprie origini calabresi. La sua non è stata una vocazione precoce all’amministrazione, ma un cammino costruito passo dopo passo, a partire da un ruolo da funzionario, nel quale ha saputo distinguersi per un approccio concreto, orientato alla progettualità e alla semplificazione. Nel tempo, grazie a risultati riconosciuti e a un metodo fondato sulla riduzione della burocrazia e sulla ricerca di soluzioni efficaci nel pieno rispetto delle regole, sono arrivati incarichi di crescente responsabilità, sempre attraverso percorsi selettivi e progressioni meritocratiche.
La sua formazione parte da una laurea in Economia e Commercio all’Università di Bologna, a cui si affianca una lunga esperienza nella gestione amministrativa e delle risorse umane in ambito sanitario. “La sanità pubblica è un sistema complesso – spiega – in cui ogni decisione amministrativa ha conseguenze dirette sui cittadini. Non si tratta solo di bilanci o procedure, ma di responsabilità sociale”. Ed è proprio nella condivisione delle scelte e nella realizzazione dei progetti, attraverso un’attenta analisi costi-benefici e il coinvolgimento di collaboratori, direzione strategica e organizzazioni sindacali, che individua una delle sue principali soddisfazioni professionali.

di Copanello (Cz)
Nel corso degli anni ha ricoperto incarichi di rilievo in realtà come ATS Bergamo, IRCCS Carlo Besta di Milano e ASL Mantova, consolidando competenze nella gestione del personale, nel controllo di gestione e nella governance economico-finanziaria. Particolarmente significativa l’esperienza in ATS Bergamo come Direttore del Dipartimento Amministrativo, dove si è occupato anche di prevenzione della corruzione e trasparenza, temi sempre più centrali nella sanità contemporanea. “Legalità e trasparenza – sottolinea – non sono meri obblighi normativi, ma condizioni essenziali per creare fiducia tra istituzioni e cittadini”.
Dal suo arrivo all’ASST Garda, Canino ha trovato una struttura dinamica e una squadra di professionisti qualificati. Il lavoro della Direzione Strategica, sottolinea, è quello di creare le condizioni affinché medici e operatori possano esprimere al meglio le proprie competenze. La dimensione che più lo appassiona resta quella della responsabilità decisionale: la possibilità di orientare strategie, motivare le persone, gestire risorse e organizzare attività complesse cercando di semplificarle, pur nella consapevolezza che non sempre questo è possibile. Meno congeniale, invece, è il peso di regole e adempimenti eccessivamente formali, che possono rallentare l’azione amministrativa, anche se ribadisce come trasparenza e legalità restino priorità imprescindibili nel settore pubblico. Il rapporto con il Direttore Generale Roberta Chiesa e con gli altri componenti della direzione, Pietro Imbrogno e Paolo Schiavini, si fonda su un principio chiaro: la collaborazione. “Oggi la sanità non può essere governata da soli. Servono competenze diverse che si integrano. È un lavoro di squadra continuo”.
Nonostante una carriera sviluppata prevalentemente nel Nord Italia, Canino mantiene un legame profondo con la sua terra d’origine: Taverna, in provincia di Catanzaro, ai piedi della Sila. Partito a soli 19 anni per studiare a Bologna, ha conservato nel tempo quella visione della vita, delle tradizioni e della cultura che ancora oggi riaffiora anche nei piccoli gesti, come l’uso spontaneo del dialetto. I ricordi della sua infanzia sono vividi e sensoriali: i profumi del mare Ionio, le estati tra Soverato, Caminia e Copanello, i colori intensi della Sila, l’aria fresca intrisa di resina e fragoline di bosco. Restano impressi anche i momenti di vita quotidiana, le viuzze del paese, le persone sedute fuori dalle case a raccontare storie e tradizioni, e luoghi simbolo come “U Turrazzu”, immerso in una natura potente e suggestiva. Più di tutto, ammette, gli manca la rete di affetti e relazioni autentiche che solo la propria terra sa offrire.
Il legame con Taverna è anche culturale. Qui è cresciuto osservando le opere di Mattia Preti, illustre concittadino, inizialmente senza comprenderne fino in fondo il valore. È stato solo più tardi, grazie a un incontro con Vittorio Sgarbi, che ha maturato una piena consapevolezza della grandezza artistica di quel patrimonio, riconoscendone il tratto distintivo nei contrasti di luce e ombra.
Nel suo percorso professionale ha avuto modo di confrontarsi con modelli organizzativi diversi, maturando una sintesi personale tra concretezza lombarda e sensibilità meridionale. Se da un lato si riconosce nella pragmaticità tipica di questo contesto, orientata a fornire risposte concrete, dall’altro conserva uno sguardo più ampio, legato ai valori e alle relazioni. Anche i luoghi riflettono questa doppia appartenenza: il Garda, con i suoi paesaggi ordinati, attrattivi e ricchi di scorci naturali, e Catanzaro, città degli anni della formazione, ricordata attraverso i profumi intensi delle botteghe, del pane, del caffè e dei sapori tradizionali, su tutti il morzello.
Sul piano più generale, la sanità italiana si trova oggi in una fase di trasformazione importante, legata anche agli investimenti del PNRR e allo sviluppo della medicina territoriale, con Case e Ospedali di Comunità e telemedicina. Tuttavia, sottolinea Canino, persistono criticità rilevanti, in particolare la carenza di personale sanitario e le difficoltà legate alle risorse economiche e al costo della vita, problemi particolarmente evidenti anche nell’area del Garda. In questo contesto, l’ASST Garda sta gestendo investimenti per circa 130 milioni di euro, a cui si aggiunge il progetto del nuovo ospedale di Desenzano, dal valore di circa 250 milioni. Guardando al Mezzogiorno, l’idea di creare in Calabria poli sanitari di alta specializzazione viene considerata una prospettiva concreta e strategica, capace non solo di migliorare l’offerta sanitaria, ma anche di favorire il rientro di professionisti e ricercatori. Esperienze come il polo oncologico di Manerbio, con un’organizzazione multidisciplinare e spazi dedicati alla cura integrata del paziente, rappresentano per Canino modelli replicabili, in grado di coniugare qualità clinica e attenzione alla persona.
Dal punto di vista umano, si definisce una persona pacata e disponibile all’ascolto, ma anche determinata e caparbia nel perseguire gli obiettivi, qualità che talvolta possono trasformarsi in un limite. Tra i rimpianti, quello di aver lasciato troppo presto la Calabria e gli affetti familiari; tra le preferenze personali, i sapori della tradizione, come le fave cucinate lentamente nella pignatta, e le letture giovanili di Verga, oggi sostituite da un impegno costante nella verifica e nella legittimità degli atti amministrativi.
Per stare al futuro, individua una direzione precisa: coniugare efficienza amministrativa e qualità dei servizi. “L’equilibrio finanziario è fondamentale, ma non può essere un fine. Deve essere lo strumento per garantire cure migliori e più accessibili”. Una visione che riassume in modo diretto: “La sanità non è fatta solo di numeri. È fatta di persone. E ogni decisione deve tenerne conto”.
Piero Canino non cerca visibilità. Il suo lavoro si svolge lontano dai reparti e dalle sale operatorie, ma è proprio nelle scelte organizzative che prende forma la qualità dell’assistenza. Il suo è il profilo di un amministratore rigoroso, attento alla dimensione umana e profondamente legato alle proprie radici, capace di fare da ponte tra territori, culture e modelli organizzativi diversi. Ed è forse proprio in questo equilibrio tra competenza e identità che si coglie il senso più autentico del suo percorso.
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