24 Mag Paolo Ferragina ha insegnato agli algoritmi a “capire il mondo”, primo italiano a ricevere il premio internazionale ACM Paris Kanellakis per l’Informatica
Dalle scuole di Catanzaro, ai laboratori universitari di Pisa e ai premi internazionali; dal mondo della ricerca teorica, alle applicazioni dell’intelligenza artificiale; dalla giustizia, alla salute (digitale) passando pure per lo sport (il calcio): già in passato tra i “Top 100 scienziati europei” secondo Google EMEA , ha lasciato il segno nel mondo dei Big Data e non solo, con il cuore sempre al mare di Pietragrande di Stalettì...
di Roberto Messina

C’è chi lavora con i numeri, chi con le parole. Paolo Ferragina, invece, lavora con gli algoritmi. E negli ultimi trent’anni ha insegnato loro a comprimere, cercare e capire enormi quantità di dati. Un lavoro silenzioso, rigoroso, ma dal peso specifico davvero gigantesco: oggi le sue ricerche sono utilizzate in applicazioni che spaziano dalla genetica alla compressione di file sul web, passando per i motori di ricerca e l’intelligenza artificiale.
Ferragina è nato a Catanzaro nel 1969, scuola elementare “Stella”, media “Mazzini”, e Liceo Scientifico “Siciliani”. Ha costruito il suo percorso accademico a Pisa, dove si è laureato in Informatica con lode nel 1992, ha conseguito il dottorato nel 1996, il post-dottorato al Max-Plank Institut fur Informatik in Germania, per poi ritornare all’Università di Pisa dove è diventato professore ordinario già nel 2007. Oggi insegna alla Scuola Superiore Sant’Anna, tra le Università più prestigiose al mondo, vera eccellenza italiana, e coordina un laboratorio di ricerca avanzata chiamato A³Lab, che collabora con colossi come Google, Bloomberg, Yahoo!, Enel, ST Microelectronics e molti altri. Ma non lasciatevi ingannare dal curriculum tecnico: parlare con lui è un’esperienza “umanistica” chiara e coinvolgente, e il suo modo di raccontare la Scienza è semplice, diretto, e davvero sorprendentemente accessibile.
Una mente dietro gli algoritmi
Nel 2023, Ferragina ha ricevuto uno dei premi più prestigiosi al mondo per quanto riguarda l’Informatica: il Paris Kanellakis Award, conferito dalla ACM (Association for Computing Machinery) per la sua invenzione, insieme a Giovanni Manzini e Michael Burrows, della trasformata BW e dell’FM-index. “Abbiamo creato un modo per cercare informazioni in grandi volumi di dati… senza doverli decomprimere in larga misura. È come trovare un ago nel pagliaio, ma senza dover spargere tutta la paglia per terra – spiega Ferragina -. Questo ha rivoluzionato il modo in cui lavorano gli archivi compressi, con un impatto fondamentale nella genomica. I due strumenti di allineamento di sequenze genomiche tra i più importanti al mondo – BWA e BowTie – usano proprio la trasformata BW e l’FM-index”. L’FM-index è oggi utilizzato in moltissimi altri strumenti di analisi genetica, e ha avuto un impatto anche in tecnologie più vicine alla vita quotidiana, come il compressore Brotli di Google, presente praticamente in tutti i browser più diffusi al mondo.
Ricerca che cambia la società

a San Francisco
Nel corso della sua carriera, Paolo Ferragina non si è limitato a scrivere articoli scientifici (più di 200, con oltre 12.000 citazioni). Ha lavorato per rendere la Scienza utile, inventando nuovi algoritmi e non dimenticando mai il loro impatto in pratica. Tra gli altri suoi progetti più noti c’è TagMe, uno dei primi sistemi al mondo a connettere entità (nomi, luoghi, eventi, oggetti, ecc.) presenti in testi in lingua inglese e italiana, per formare i cosiddetti Grafi della Conoscenza, oggi sempre più diffusi in tutte le piattaforme online: da Spotify ad Amazon, da Google a Netflix. La ricerca su TagMe è stata finanziata prima da Google e poi dalla UE, e a oggi lo strumento ha ricevuto più di qualche miliardo di accessi con applicazioni ai motori di ricerca e all’intelligenza artificiale. “La vera sfida – chiarisce – non è solo pubblicare: è costruire qualcosa che serva, che venga adottato, migliorato, usato da quante più persone possibile. La ricerca deve uscire dai laboratori, contaminare l’industria, la scuola, e le istituzioni”. Non a caso, Ferragina è stato prima Prorettore alla Ricerca e all’Innovazione dell’Università di Pisa, ideando programmi per la diffusione dello spirito imprenditoriale tra docenti e studenti, come il PhD Plus; e poi Prorettore all’Informatica, coordinando la digitalizzazione dell’Ateneo pisano durante il terribile periodo della pandemia da COVID.
Dalla scienza al campo… da calcio
Chi pensa che gli algoritmi siano roba da nerd chiusi in laboratorio, dovrà ricredersi. Ferragina ha anche co-fondato uno spin-off sportivo, PlayeRank, per analizzare le prestazioni dei calciatori professionisti. L’idea era semplice quanto innovativa: usare i dati di migliaia di partite per valutare i giocatori in modo oggettivo, prevedere infortuni e ottimizzare le strategie di gioco. “Anche lì ci sono dati, tanti. E chi sa leggerli, può fare la differenza” – ci dice sorridendo. E ora la sua sfida è ampliare queste ricerche alla Salute Digitale (Digital Health) per la quale ha coordinato il gruppo di studio dell’Università di Pisa che ha creato lo scorso anno il primo corso di laurea magistrale in Italia su “Informatics for Digital Health”, tutto in inglese e con un Advisory Board con rappresentanti di enti, aziende, università e venture capitalist non solo italiani. E questa sua nuova passione la vuole sviluppare all’interno del Centro multidisciplinare in Health Science della Scuola Superiore Sant’Anna, ove si incontrano e collaborano informatici, ingegneri biomedici, statistici, economisti, e medici.

durante l’intervista a Pisa
Algoritmi per la giustizia, la scuola, e non solo
Oggi, Paolo Ferragina non è solo un ricercatore, ma anche consulente del Ministero della Giustizia nel gruppo di lavoro su Intelligenza Artificiale e Diritto; ed è un componente del comitato scientifico del Dipartimento nazionale CNR su “Ingegneria, ICT, e Tecnologie per l’Energia e i Trasporti” che coinvolge circa 1500 tra ricercatori e tecnici, organizzati in 21 istituti distribuiti su tutto il territorio italiano. La sua ricerca è stata finanziata più volte da Google, che lo ha inserito nel 2012 tra i “Top 100 scienziati europei”, e che ha più volte sostenuto finanziariamente le sue ricerche e anche il suo impegno nel promuovere l’educazione digitale nelle scuole italiane con progetti ideati per insegnare il pensiero computazionale (insieme al suo maestro Fabrizio Luccio) anche a chi non ha mai scritto una riga di codice. È autore di testi divulgativi in italiano, come “Il pensiero computazionale: dagli algoritmi al coding” (Il Mulino, 2017), adottato in numerose scuole superiori e tradotto in inglese da Springer (due edizioni). “Insegnare a pensare come un informatico non significa solo programmare – spiega –. Significa imparare a risolvere problemi, a pensare in modo logico, a capire il mondo digitale che ci circonda”. Tra i suoi libri, spicca l’ultimo: “Pearls of Algorithm Engineering”, pubblicato da Cambridge University Press.
Una vita tra premi, studenti e (molti) dati
Nel corso della sua carriera, Ferragina ha ricevuto oltre 15 premi e riconoscimenti internazionali, ha ottenuto l’Ordine del Cherubino dell’Università di Pisa e il Pegaso d’Argento dalla Regione Toscana. Ma a chi gli chiede quale sia la sua più grande soddisfazione, risponde così: “Leggere delle belle recensioni nelle valutazioni anonime che l’Università di Pisa raccoglie annualmente dai nostri studenti. Vuol dire che sono riuscito a trasmettere non solo conoscenze tecniche ma anche la passione per lo studio e il progetto degli algoritmi”.
Una passione che, come racconta lui stesso rispondendo alla nostra domanda se esistono comunque valori specifici nazionali e regionali, nasce da questioni profonde: “Certo, esiste una peculiarità calabrese: la determinazione, che alcune volte si trasforma in testardaggine; l’attaccamento alla propria regione e ad alcuni valori fondamentali quali, per esempio, il rispetto, la dignità della persona, l’orgoglio, l’amicizia, la resistenza/resilienza, e la famiglia”.
All’altra richiesta su quali siano i suoi più grandi interessi, Ferragina replica senza dubbi: “Se rimaniamo nell’ambito lavorativo, va da sé che quello principale è la Ricerca scientifica, e il far crescere nuovi giovani ricercatori. Fare Ricerca è una missione che forse si sta perdendo nella sua essenza fondante: non è solo una sfida con sé stessi, risolvere problemi aperti prima di altri, ma vuol dire anche ‘dare agli altri’ e quindi specificatamente alla società con il suo progresso e benessere. In ambito familiare, le mie ‘passioni’ sono legate alle mie due figlie: Benedetta e Francesca”.
E quando si parla di luoghi e di sintesi della loro importanza nel percorso umano e professionale, Ferragina, mette a fuoco le sue radici e i suoi punti d’approdo: “Parlerei di ‘opportunità’, per quanto riguarda Pisa: è la città che mi ha accolto e aiutato a diventare quello che sono ora professionalmente e personalmente. Di ‘radici’, invece, per Catanzaro: è la mia città natale, dove sono cresciuto e ‘forgiato’, e dove vivono ancora mia sorella e mia mamma”.
Alla fine, anche i rimpianti fanno parte del percorso… “Il maggiore? Non aver accettato l’invito a trascorrere un periodo a Google quando era ancora una startup, alla fine del mio dottorato. Ma non credo mi sarei fermato lì per tutta la mia vita, l’Italia è un paese meraviglioso, ineguagliabile”.
E il suo sogno di felicità? “Vivere in salute e serenità, circondato dalle persone a cui voglio bene e che mi vogliono bene”.
Infine, i posti del cuore: “Pietragrande di Stalettì, il mare Ionio, le mie estati, Catanzaro. E Buonconvento, in provincia di Siena, la città natale di mia mamma”.
Da Pisa a Boston, da Yahoo! a Google, dalla teoria degli algoritmi all’intelligenza artificiale per la Salute Digitale: Paolo Ferragina è la prova vivente che la ricerca scientifica può essere concreta, utile, e soprattutto appassionante. Basta saperla raccontare. E lui lo fa benissimo, con la lucidità dell’informatico e l’umanità del professore che non ha mai smesso di essere un “giovane” ricercatore.
All rights reserved (© Riproduzione riservata) – Photo credits, courtesy Paolo Ferragina
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