10 Set Monica Guerritore e quella radice calabrese che porta il nome di Francesco Pentimalli
Dal successo di “Anna” ai nuovi progetti per il cinema, fino alla prossima partecipazione a “Ballando con le Stelle”, l’attrice vive un momento particolarmente intenso della carriera e ricorda anche un legame profondo della sua storia familiare con la Calabria e con Palmi: quello con il nonno materno, grande medico e studioso dei tumori del Novecento
Il nome di Monica Guerritore è tornato con forza al centro della scena. C’è Anna, il film su Anna Magnani che ha scritto, diretto e interpretato e con il quale, dopo cinquant’anni trascorsi soprattutto davanti alla macchina da presa e sui palcoscenici, ha affrontato anche la regia cinematografica. Un progetto a lungo inseguito, nato da un’evidente affinità con una delle figure più difficili da raccontare del nostro cinema.
Il film continua ancora oggi il suo percorso. Proprio l’8 settembre è stato proiettato a Podgorica nell’ambito di “Fare Cinema”, la rassegna promossa dalla rete diplomatico-culturale italiana, mentre il 26 settembre approderà su Sky Cinema. Guerritore ha già annunciato, intanto, un nuovo progetto da regista: il titolo sarà Il gallo è morto.
E poi c’è la televisione. Dal 3 ottobre sarà una delle concorrenti della nuova edizione di Ballando con le Stelle. Una scelta forse inattesa per un’attrice identificata soprattutto con il grande teatro, ma coerente con una carriera nella quale Guerritore ha raramente scelto di restare dentro confini prestabiliti. È un presente molto romano, nazionale, internazionale. Eppure, andando indietro nella sua storia, si arriva in Calabria. Più precisamente a Palmi.
La madre dell’attrice, Giuseppina Pentimalli, era figlia di Francesco Pentimalli, nato nella cittadina tirrenica il 28 novembre del 1885. Medico, patologo, docente universitario, fu uno degli studiosi italiani che nella prima metà del Novecento dedicarono maggiore attenzione all’oncologia sperimentale. La parentela non è una curiosità ritrovata negli archivi: Guerritore ne ha parlato pubblicamente più volte e con un evidente senso di appartenenza.
Pentimalli lasciò presto la Calabria per gli studi. Si laureò in Medicina a Napoli nel 1911 e tra il 1912 e il 1914 si perfezionò a Friburgo, lavorando in patologia con Ludwig Aschoff e in farmacologia con Wilhelm Straub. Nel 1923 partecipò al Congresso internazionale per lo studio del cancro di Strasburgo con una relazione sul sarcoma dei polli; quattro anni più tardi ottenne un premio dell’Accademia dei Lincei per le sue ricerche sulla patogenesi del cancro. La voce che gli dedica l’Enciclopedia Italiana definisce “classiche” alcune delle sue ricerche nell’oncologia sperimentale.
A dare la misura della considerazione raggiunta dallo scienziato palmese c’è anche un dato poco conosciuto. Negli archivi ufficiali del Premio Nobel, Francesco Pentimalli compare quattro volte tra i candidati al Nobel per la Medicina nel 1938 e nuovamente nel 1942. In quest’ultimo caso la candidatura faceva riferimento ai suoi studi sui tumori maligni e, in particolare, sul sarcoma di Rous. Non vinse il Nobel, naturalmente. Ma essere indicato più volte per quel riconoscimento racconta il livello al quale era arrivato il medico partito da Palmi. E racconta anche un pezzo di Calabria che spesso resta fuori dalle rappresentazioni più consuete della regione: quello di uomini e donne che nel corso del Novecento hanno lasciato i propri paesi per studiare, fare ricerca, costruire carriere scientifiche e professionali di primo piano, continuando però a portarsi dietro il luogo dal quale erano partiti.
La storia della famiglia di Monica Guerritore passa proprio da qui. In un’intervista l’attrice ha ricordato anche che suo padre, Dino Guerritore, medico e oncologo, era stato assistente di Francesco Pentimalli. Fu così che conobbe Giuseppina, la figlia del professore, che sarebbe poi diventata sua moglie e la madre di Monica. Non è dunque un’ascendenza lontana da riscoprire per l’occasione. È una parte riconoscibile della biografia familiare dell’attrice.
Qualche anno fa, ricordando sui social la figura del nonno, Guerritore lo fece con parole molto semplici. Parlò di un medico partito da “un paesino della Calabria” per diventare un luminare e rivendicò quel legame familiare e geografico. È forse proprio la semplicità di quel ricordo a rendere interessante la storia: nessuna costruzione identitaria postuma, ma la consapevolezza di appartenere anche a quella vicenda.
Oggi Francesco Pentimalli rimane legato a Palmi anche nella memoria cittadina. Il suo nome appartiene alla storia della medicina italiana, ma nella sua città natale continua a indicare soprattutto un palmese che riuscì a portare molto lontano il proprio lavoro e le proprie ricerche.
Settant’anni dopo, la nipote percorre un campo completamente diverso. Eppure, anche Monica Guerritore ha costruito la propria carriera sulla ricerca, sullo studio e su una certa insofferenza per le strade più semplici. Basta guardare alla decisione di affrontare Anna Magnani non soltanto da interprete, ma assumendosi la responsabilità di scriverne e dirigerne il film.
Il paragone deve fermarsi qui. Uno scienziato e un’attrice appartengono a mondi che non hanno bisogno di essere artificialmente sovrapposti. Rimane però una storia familiare italiana che parte anche dalla Calabria: da Palmi, da Francesco Pentimalli e da una figlia che porterà quel cognome dentro la famiglia Guerritore.
E mentre Monica continua a muoversi tra cinema, teatro e televisione, quella radice resta lì. Non ha bisogno di essere trasformata in una dichiarazione di appartenenza più grande di quella che è. È già abbastanza sapere che una delle protagoniste dello spettacolo italiano, quando ha raccontato suo nonno, ha sentito il bisogno di ricordare anche da dove veniva. Dalla Calabria. Da Palmi.
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