30 Dic La Buca di San Francesco: il ritorno di un simbolo di Arezzo con anima calabra, tra memoria, arte e nuove storie
Dal calore umano di Mario De Filippis, originario di Soveria Mannelli (Cz), ristoratore di livello e grande collezionista di “ex libris” , alla rinascita del locale più amato della città toscana

“Buca di San Francesco” di Arezzo
È stato “il ristoratore dei vip”, ma soprattutto uno dei volti più amati e autentici della buona Arezzo. Mario De Filippis, storico titolare della Buca di San Francesco, che ci ha lasciati nel 2018 a 79 anni, con dietro di sé un’eredità fatta di passione, cultura e accoglienza.
Nato in Calabria, a Soveria Mannelli (Cz), paese che amava appassionatamente e che ricordava sovente, arriva giovane nella città toscana e ne diviene presto una figura simbolo. Spirito curioso e socievole, generoso, amante del bello, era conosciuto non solo come ristoratore di qualità, ma anche per la sua singolare passione per gli “ex libris” le piccole etichette artistiche applicate sui libri per indicarne il proprietario (sull’argomento anche un suo volume per l’editore Rubbettino, con presentazione di Vittorio Sgarbi). di cui era riconosciuto collezionista mondiale, da guinness dei primati. Incontenibile quanto raffinato collezionista e punto di riferimento internazionale, amava farne omaggio ai clienti a fine pranzo, come ricordo personale e segno di ospitalità.


La sua Buca di San Francesco, sotto le antiche volte nel cuore cittadino, era molto più di un ristorante: era un luogo di incontro, di racconti, di testimonianze. Le sue pareti – tappezzate di fotografie, scritte, piccoli oggetti e ricordi – un vero e proprio libro di storia inciso nella pietra.
Fondato nel 1929 dal suocero di Mario, Giuseppe Porcellotti, detto Beppino della Buca, il locale ha sede proprio accanto alla Basilica di San Francesco, dove troneggiano i celebri affreschi della “Leggenda della vera croce”, ineguagliabile ciclo pittorico del sommo Piero della Francesca, realizzato tra il 1453 e il 1459. L’edificio, decorato negli anni da Ovidio Gragnoli con altri affreschi in stile neo-medievale, è diventato un punto di riferimento per la vita sociale e culturale aretina.
Nel libro degli ospiti, conservato con cura, c’è un vero spaccato del Novecento: il Presidente Truman, il Re e la Regina di Svezia, Charlie Chaplin, Salvador Dalí e la moglie Gala, Raymond Peynet, Sting, Laura Pausini, Roberto Benigni, Alec Guinness, John Huston, Carolina di Monaco, Jeanne Moreau, Margherita Hack… e molti altri che in periodi diversi ci si sono lasciati accomodati per gustare le pietanze locali (e qualche immancabile “piccanteria” calabra) sedotti dal fascino unico del luogo unico e dalla simpatia inconfondibile di Mario, sempre elegante e chic con il suo papillon giallo e la battuta pronta.

e il giornalista Roberto Messina
Nella foto del 2016 che lo ritrae nella sua amata “Buca”, Mario De Filippis accoglie con il consueto sorriso l’orafo crotonese Michele Affidato: un incontro tra due calabresi accomunati dal talento e dal legame profondo con arte e bellezza.
Dopo la sua scomparsa nel 2018, la Buca ha chiuso le sue porte per alcuni anni, lasciando effettivamente in città un grande vuoto. Non che mancassero ristorazione di qualità e splendidi esercizi calati, ma da, e con Mario era qualcosa di speciale e suggestivo. E la storia non poteva comunque finire lì. Il 6 aprile 2023, dopo un attento restauro conservativo che ha riportato alla luce le pareti affrescate, la boiserie e i dettagli storici, La Buca di San Francesco è tornata a vivere, con una nuova gestione che ha scelto di rispettare e valorizzare questa eredità.

Oggi il ristorante propone piatti della tradizione aretina, con un menù stagionale che guarda al territorio e al tempo stesso mantiene vivo lo spirito di un luogo che è parte dell’anima di Arezzo. Mario… forse quel libro dei ricordi che sognavi, si va riscrivendo così – ogni volta che qualcuno torna a sedersi a quei tavoli, e ritrova la magia che avevi saputo creare.
La Buca di San Francesco – Via San Francesco, Arezzo
Fondata nel 1929 | Riaperta nel 2023 dopo restauro conservativo
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