Il tempo lento degli agrumi: Ilaria Campisi e la rinascita del “Biondo” di Caulonia

Tra memoria, paesaggio e impresa sociale, il ritorno alla terra in Calabria e nella Locride in particolare, diventa gesto culturale e visione contemporanea:non si trattava soltanto di salvare un’arancia, ma di restituire voce a un territorio che attraverso quel frutto si esprime da secoli”

L’arancia “Biondo di Caulonia

Nel cuore della Locride, dove la luce dello Ionio si posa sugli agrumeti e il paesaggio conserva una stratificazione antica, ha preso forma una storia che intreccia natura, identità e futuro. È la vicenda di Ilaria Campisi, imprenditrice agricola originaria di Caulonia (Rc), che ha trasformato il ritorno agli agrumeti di famiglia in un progetto capace di tenere insieme economia, cultura e responsabilità sociale.

Il riconoscimento tra le 100 Eccellenze Italiane di Forbes Italia non è per lei e per gli altri soltanto un sigillo di successo imprenditoriale, ma il segno di una traiettoria più profonda: quella di un’agricoltura che si fa presidio culturale, custodia del territorio e pratica civile. Nella cornice milanese del Principe di Savoia, Campisi ha portato con sé una Calabria diversa, lontana dagli stereotipi, radicata e insieme proiettata. La sua scelta iniziale ha il valore di un gesto quasi controtempo: tornare alla terra. Riprendere un agrumeto secolare significa, in questo caso, riattivare una memoria agricola e familiare, ma anche confrontarsi con le fragilità di un sistema produttivo spesso marginalizzato.

Al centro di questo percorso c’è il recupero del “Biondo della Spina”, varietà autoctona di arancia che rischiava di scomparire. Non si tratta solo di una coltivazione, ma di un’operazione culturale, che restituisce dignità a un prodotto e al contesto che lo ha generato. “Non si trattava soltanto di salvare un’arancia – si può immaginare racconti Campisi – ma di restituire voce a un territorio che attraverso quell’arancia si esprime da secoli”.

Il “Biondo” porta con sé le tracce di un sapere agricolo antico: le piccole spine, il gusto deciso, la resistenza alle trasformazioni del tempo. Oggi, grazie al lavoro della comunità di salvaguardia presieduta da Campisi, questa varietà torna a circolare, riattivando relazioni e prospettive anche oltre i confini locali. “Caulonia è storicamente terra di agrumi – ha sottolineato – e il ‘Biondo’ ne è una delle espressioni più autentiche. La sfida è stata farlo riconoscere di nuovo, restituirgli il posto che merita”.

Nel lavoro di Ilaria Campisi, tradizione e innovazione non si oppongono, ma dialogano. L’azienda agricola diventa uno spazio di sperimentazione, dove pratiche antiche si intrecciano a nuove modalità di narrazione e distribuzione. Il progetto “Arance in Viaggio”, premiato nel 2023 all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo nell’ambito del Premio “Economia del Futuro”, rappresenta emblematicamente questa tensione: non solo un prodotto, ma un racconto in movimento, capace di trasformare l’arancia in esperienza culturale. “L’arancia è un oggetto d’arte”, afferma. Una dichiarazione che invita a leggere il prodotto agricolo non solo come bene di consumo, ma come forma espressiva, portatrice di estetica, storia e senso.

Ilaria Campisi riceve a Pollenzo
il Premio “Economia del futuro”

Accanto alla dimensione produttiva, emerge con forza quella sociale. La sua azienda si configura come un luogo di incontro e integrazione, offrendo opportunità di lavoro a migranti e persone in condizioni di vulnerabilità. In un territorio come la Locride, spesso segnato da narrazioni di marginalità, questa scelta assume un valore politico oltre che economico. La terra diventa così uno strumento di relazione e di riconoscimento reciproco. “Coltivare significa anche costruire comunità, perché il lavoro agricolo insegna a condividere tempi, fatica e responsabilità”.

Il suo progetto non può essere separato dal luogo che lo ospita. Caulonia è un territorio sospeso tra mare e collina, dove il paesaggio racconta una lunga continuità storica. Le sue radici affondano nella Magna Grecia, attraversano dominazioni e trasformazioni, e giungono fino a oggi mantenendo una forte identità. Il centro storico, arroccato, dialoga con la marina affacciata sullo Ionio; intorno, gli agrumeti e gli uliveti disegnano un paesaggio che è al tempo stesso produttivo e simbolico. Gli agrumi, in particolare, hanno costituito per secoli una risorsa economica e culturale, tanto da rendere Caulonia un riferimento riconosciuto già in epoche passate. In questo contesto, il recupero del “Biondo” non è un’operazione nostalgica, ma un gesto di riattualizzazione: un modo per rimettere in circolo un patrimonio vivo.

Da sinistra: Arancia amara Aurantium; Valencia Biondo di Caulonia; Sanguinelli antichi; Tarocchi antichi; Arancia amara comune;
Arancia di Malta o di Sole o di Zucchero

Il percorso di Ilaria Campisi suggerisce una riflessione più ampia sul senso contemporaneo dell’agricoltura. In un sistema globale che privilegia quantità e standardizzazione, esperienze come la sua indicano un’alternativa fondata su qualità, identità e relazioni. Il riconoscimento di Forbes appare allora come il segnale di un cambiamento possibile: quello di un’imprenditoria che non separa profitto e responsabilità, ma li integra in una visione coerente. “Il futuro sta nella capacità di restare fedeli ai luoghi. È lì che si costruisce il valore, non solo economico, ma anche culturale”.

Nel gesto quotidiano di coltivare un’arancia antica si riflette così un’idea più ampia di sviluppo: lenta, consapevole, radicata. Una direzione che, partendo da Caulonia, parla a un Paese intero.

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