26 Feb Il tartufo nero di Calabria, l’inizio di un nuovo racconto…
Per Gangemi editore, a cura di Francesco Spanò e Claudio Mattia Serafin, con la spinta dei fratelli Pirro di Corigliano, un importante libro che raccoglie preziosi contributi per conoscere storia e specificità del pregiato fungo ipogeo “oro” dei boschi del Pollino, della Sila e dell’Aspromonte

di Maria Teresa Improta
“Il Tartufo Nero di Calabria, l’inizio di un nuovo racconto” è il primo libro in letteratura dedicato a quello che può essere considerato l’oro dei boschi del Pollino, della Sila, delle Serre e dell’Aspromonte. L’opera edita dalla Gangemi Editore International è una raccolta di preziosi contributi scientifici di micologi, agronomi, biologi, testimonianze di cavatori e aneddoti storici destinata a dar vita a una narrazione inedita del territorio. Realizzata grazie alla determinazione dei fratelli Pirro di Corigliano, che dagli anni Ottanta lavorano per promuovere le eccellenze agroalimentari locali, curata da Francesco Spanò e Claudio Mattia Serafin, segna un solco nella storia del pregiato fungo ipogeo la cui presenza in Calabria è documentata sin dal periodo magnogreco.
Le foreste calabresi sono descritte attraverso i profumi dei pregiati tartufi e le conoscenze di esperti in materia, che nei decenni hanno svolto studi per approfondire e identificarne le peculiarità. Un universo finora noto solo agli addetti ai lavori e agli amanti della cerca.

Le testimonianze dei tartufai che raccontano gioie e difficoltà di un mestiere da vivere in completa armonia con la natura, illustrano con dovizia di dettagli l’arte del cavare dai terreni i tartufi accompagnati dai propri inseparabili cagnolini. Nel corposo volume, trovano spazio anche succulente ricette ideate da chef calabresi che propongono il tartufo in originali creazioni culinarie destinate a valorizzarne aroma e sapore. E non solo. Le ricerche bibliografiche svolte da Emilia Pirri hanno riportato alla luce le tradizioni dei frati francescani di Paola che consumavano tartufo nella dieta priva di grassi del periodo quaresimale, dimostrando come non fosse in passato considerato un alimento esclusivo delle famiglie facoltose.
Gli approfondimenti sull’universo del tartufo calabrese hanno dato ampio spazio alla descrizione dello stato dell’arte delle ricerche in corso dell’Università della Calabria, dell’Università Mediterranea e del CNR. Studi che se adeguatamente finanziati potranno fornire dati indispensabili per il riconoscimento ufficiale del tartufo di Calabria come prodotto autoctono e utili a preservare il territorio dall’inquinamento genetico che potrebbe derivare dalla realizzazione di tartufaie artificiali attraverso la piantumazione di alberi non autoctoni micorrizzati con tartufi cavati fuori regione.

L’intervento della Regione Calabria, con l’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo che ha redatto l’introduzione al libro, appare nel complesso più che necessario al fine di far decollare il settore anche andando a rimodulare l’impianto delle norme regionali che ne disciplinano attualmente la cerca.
Il libro consente di avere una panoramica a 360 gradi del tartufo calabrese e contiene anche informazioni sull’esistenza di realtà museali dedicate alla micologia, tra le quali spicca l’unico Museo del Fungo Liofilizzato italiano, che si trova ad Acri, ed espone carpofori conservati mantenendo le caratteristiche genetiche e bio-morfologiche.
A corredo della descrizione delle tartufaie naturali in Calabria, sono inserite schede micologiche che con immagini ad alta definizione consentono di distinguere i tartufi commestibili e non commestibili che è possibile trovare sul territorio. L’obiettivo dell’opera, frutto della volontà del gruppo Pirro di rilanciare l’economia dell’entroterra calabrese, è di sollecitare i giovani a trasformarsi in custodi della propria terra e diventare protagonisti di uno sviluppo e una crescita economica che guarda al futuro in un’ottica sostenibile.

La tutela delle aree tartufigene, infatti, è direttamente correlata alla protezione del patrimonio boschivo, che si traduce nella riduzione di disboscamenti, incendi e, di conseguenza, del dissesto idrogeologico prevenendo frane e smottamenti. Un’occasione imperdibile per costruire una filiera che possa imporsi sul mercato con successo, facendo emergere dal sommerso una Calabria baluardo di qualità e profondo rispetto per l’ecosistema. Un progetto volto a restituire valore a un’eccellenza per troppo tempo rimasta nell’anonimato, e a creare occupazione nelle aree montane a rischio spopolamento.
Foto: Gentile concessione Francesco Maria Spanò, dal libro “Il tartufo nero di Calabria, l’inizio di un nuovo racconto”, Gangemi Editore International
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