Il ritorno di Frank Laugelli: l’Italia, Toronto, i New Trolls e il richiamo alle radici di Amaroni

Una notte d’estate nel paese del catanzarese, trent’anni dopo, incontro con il musicista che visse gli anni d’oro del rock progressive italiano: il successo, l’emigrazione e la scelta d’amore

Frank Laugelli nel 1975

Ci sono paesi che durante l’inverno sembrano impegnati a custodire la memoria. Poi arriva agosto e tutto cambia. Le finestre si riaprono, le piazze tornano a riempirsi, le strade riprendono voce. Amaroni, in provincia di Catanzaro, è uno di questi. Nelle serate d’estate che sembrano come sospese nel tempo, sulle colline del versante ionico catanzarese la gente ritrova la propria anima.

C’è la tradizionale Festa dell’Emigrante, uno degli appuntamenti più sentiti dell’estate amaronese, quando chi vive lontano torna a casa per riabbracciare i propri affetti e ritrovare le radici. L’aria profuma di pane appena sfornato, di salsiccia arrostita e di birra servita nei chioschi che animano il borgo. I bambini rincorrono i loro giochi fino a tardi, le giostre colorano la piazza con le loro luci intermittenti, le comitive si ritrovano come se il tempo non fosse mai trascorso.

Questo tradizionale appuntamento non è soltanto una ricorrenza del calendario estivo. È il giorno che celebra il ritorno, quello in cui migliaia di chilometri si accorciano fino quasi a scomparire. Da Toronto, Montréal, Zurigo, Stoccarda, Melbourne, Buenos Aires e da tante altre città del mondo, chi è partito decenni fa, torna a respirare l’aria di casa sua. Le abitazioni, rimaste chiuse per mesi, si illuminano una dopo l’altra; i vicoli si riempiono de vocio dei bimbi svegli fino a tarda notte; gli anziani ritrovano figli e nipoti; le comitive si ricompongono come se il tempo non fosse mai trascorso. Ci si riconosce negli sguardi, prima ancora che nei volti.

Da sinistra: Nico Di Palo,
Gianni Belleno, Frank Laugelli,
Vittorio De Scalzi

Sul palco nell’anfiteatro comunale, una coinvolgente cover band dei Queen fa cantare e divertire centinaia di persone. Bohemian Rhapsody, Radio Ga Ga, We Are the Champions. Per una sera Amaroni sembra un teatro a cielo aperto, dove la nostalgia lascia spazio alla gioia. È il momento in cui il popolo della diaspora ritrova non soltanto i propri familiari, ma i ritmi del paese, e con loro, una parte della propria anima. Quando il concerto finisce, la vera “musica” della vita comincia.

Sulla terrazza che domina i gradoni, mentre la brezza della sera attenua il caldo estivo e sotto di noi la festa continua tra abbracci e risate, incontriamo (anzi, rincontriamo, dopo decenni) il mitico Frank Laugelli. Non è per noi un volto nuovo. Ci siamo conosciuti trent’anni fa, a Toronto, durante un lavoro di ricerca dedicato alla comunità calabrese emigrata in Canada e ai suoi migliori rappresentanti. Erano gli anni in cui si lavorava anche per favorire l’attivazione del collegamento aereo diretto Toronto-Lamezia Terme, destinato ad avvicinare la Calabria ai suoi figli sparsi oltreoceano, e per costruire nuove relazioni culturali, sociali ed economiche tra la nostra regione e una delle più importanti comunità calabresi del mondo. Da allora è trascorso molto tempo, ma la cordialità di Frank, il suo entusiasmo e l’amore per la propria terra sono rimasti immutati.

I New Trolls scherzano col fotografo

Seduto al centro del suo paese, osserva una comitiva che gli fa festa e sorride. «Ogni volta che torno, e devo dire non quanto vorrei, e mi piacerebbe più spesso, mi accolgono gli odori della mia infanzia, i sapori che nessun ristorante al mondo riesce a restituire, gli amici di una vita, le pietre di queste strade. E ritrovo me stesso.»

Non c’è solo nostalgia in queste sue parole. C’è anche e soprattutto gratitudine di uno dei tanti emigrati calabresi partiti inseguendo un futuro migliore, che è anche quella di un ragazzo che, quasi senza rendersene conto, sarebbe entrato a far parte della grande storia della musica italiana.

Gli appassionati del cosiddetto rock progressivo conoscono bene il suo nome. Frank Laugelli è stato un conosciuto bassista, uno dei musicisti dei New Trolls, la storica formazione genovese che, tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta, ha rivoluzionato il panorama musicale italiano fondendo rock, musica classica e sperimentazione, e consegnando alla storia opere come Concerto Grosso per i New Trolls, ancora oggi considerato uno dei manifesti del genere.

Roberto Messina
e Frank Laugelli
ad Amaroni (Cz)

Tutto era cominciato per Frank con una vecchia chitarra. «Avevo dieci anni quando un anziano me ne regalò una tutta rotta. La sistemai con pazienza. Forse senza saperlo stavo costruendo il mio destino.» Poi arrivò il Canada, all’inizio per raggiungere i suoi genitori, ma non per restarci. Toronto però significava lavoro, sacrifici e speranza. Per pagarsi gli studi musicali vendeva giornali, lucidava scarpe e faceva qualsiasi mestiere gli permettesse di comprare una lezione in più. A tredici anni fondò il suo primo gruppo; a sedici suonava già tra Boston e New York. Poi, nel 1968, decise di tentare l’avventura italiana. Con gli Stroke Review attraversò la penisola fino allo scioglimento della band. Gli altri tornarono in Canada. Lui rimase nel Belpaese. «Pensai che fosse arrivato il momento di rischiare.»

Nelle vene e nelle mani da virtuoso di Frank scorre dunque sangue calabrese, nel cuore convivono le sonorità americane di James Brown e Tony Bennett (altro grande artista di origini calabresi) e il destino gli prepara un incontro determinante e “italianissimo”: Gianni Belleno e Nico Di Palo e anche Maurizio Salvi conosciuto prima nelle jam sessions con il batterista Franco Dede Loprevite del Complesso Nova, lo vogliono nei New Trolls, e da quel momento si apre una stagione irripetibile. Le tournée attraversano l’Italia e l’Europa, gli studi di registrazione sono frequentati dai grandi protagonisti della canzone italiana, la Bussola di Viareggio rappresenta il centro della mondanità musicale e la Galleria del Corso, a Milano, è il punto d’incontro di artisti, produttori e compositori.

«Lucio Battisti era timidissimo. Ricordo ancora il nostro primo incontro. Mina era di una semplicità straordinaria. Con Pino Calvi scrissi la colonna sonora del serial televisivo Pietro Sinu, poi interpretata da Fred Bongusto. Ho lavorato con Dori Ghezzi, Cristiano Malgioglio e tanti altri artisti.»

Sembra soltanto l’inizio di una carriera destinata a crescere ancora. Ma la vita, qualche volta, cambia spartito. Nel 1975 Frank torna a Toronto per riabbracciare i genitori. Lì incontra la donna che diventerà sua moglie. «Capii immediatamente che il mio futuro era con lei.» Telefona ai compagni dei New Trolls. «Dissi soltanto: “Non torno. Mi sposo”». «Pensavano fossi impazzito.»

Copertine di dischi 33 giri
dei New Trolls

Neppure Augusto Martelli riesce a fargli cambiare idea. «Mi disse che stavo buttando via una carriera. Ma non ho mai avuto rimpianti.» Fu una scelta controcorrente. La famiglia, anziché inseguire definitivamente la celebrità. Con i New Trolls, però, il rapporto non si è mai spezzato. «Con Gianni e con Richy ci sentiamo ancora oggi. L’amicizia è rimasta.»

Da ricordare, dopo i New Trolls, diverse altre esperienze importanti, come quella con il gruppo Ibis (con il famoso album con in copertina un solo punto interrogativo) e quella con i Tritons. La musica, comunque, non lo ha mai abbandonato. In Canada ha continuato a scrivere, produrre e sostenere artisti italo-canadesi. Una sua composizione, interpretata da Giulio Paonessa, ha conquistato il Festival di Portorico e ottenuto un prestigioso secondo posto a Palma di Maiorca. Dopo un periodo di distacco dalle scene, fona la Next Millennium Productions, la casa discografica attraverso la quale continua a promuovere giovani talenti e nuovi progetti musicali. «La musica è rimasta dentro di me. È passata un po’ ai miei figli, che oggi continuano a viverla ciascuno a modo proprio.»

Ad Amaroni si è fatto tardi ma si continua a respirare la sera d’estate. Le ultime famiglie passeggiano lungo il corso, qualcuno racconta storie al tavolino del bar, altri si fermano a salutare amici ritrovati dopo anni. Le finestre aperte raccontano il ritorno di chi, pur vivendo lontano, continua a chiamare questo paese “casa”. Ed è forse proprio questo il significato più profondo della Festa dell’Emigrante. Non celebra soltanto chi è partito, ma ricorda che esistono luoghi capaci di custodire la memoria di una comunità intera. Luoghi che aspettano, senza chiedere nulla, e che ogni volta restituiscono identità, affetti e appartenenza. Frank Laugelli ne è una testimonianza autentica. Ha condiviso il palco con alcuni dei più grandi protagonisti della musica italiana, ha vissuto gli anni irripetibili del rock progressivo e dei New Trolls, ma non ha mai smesso di sentirsi un figlio di Amaroni.

Mentre ci salutiamo, guardando il cielo sopra il borgo, punteggiato di stelle e colorato di dolcezza, viene naturale pensare che il concerto più importante della sua vita non è stato quello davanti a migliaia di spettatori, ma quello che si rinnova qui, tra le voci del suo paese, gli abbracci ritrovati, il profumo della terra e la consapevolezza che, dopo aver attraversato il mondo, esiste sempre un luogo dove si torna per ritrovarsi.

La copertina del disco realizzato
con il gruppo Ibis

Per chi è partito, ed è stato fuori a lungo, tornare non è mai un gesto qualsiasi. Non è soltanto attraversare un oceano. È anche un viaggio nella propria storia. Ogni vicolo, ogni gradino consumato dal tempo, ogni piazzetta, ogni balcone fiorito custodisce un frammento di vita. I luoghi dell’infanzia, perciò, non sono semplicemente spazi geografici: sono parte della memoria, dell’identità, del carattere di una persona. E c’è qualcosa di profondamente poetico nel rivedere la casa dove si è cresciuti, nel riconoscere un profumo che sembrava dimenticato. Persino il rumore delle cicale, il suono delle campane, il vento che attraversa gli ulivi, parlano una lingua familiare.

E poi ci sono gli abbracci. Quelli sinceri, che non hanno bisogno di molte parole. Le strette di mano che raccontano anni di lontananza. Gli sguardi che si riconoscono all’istante. Le emozioni di chi, anche vivendo dall’altra parte del mondo, non ha mai smesso di sentirsi figlio di questa. E’ il significato più autentico del ritorno: accorgersi che il luogo da cui si è partiti non è rimasto soltanto alle spalle, ma ha continuato ad abitare dentro di noi.

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