Genio e mistero di Leonardo Vinci rivivono nella natia Strongoli (Kr)

Il libro di Francesco Stumpo racconta in chiave noir, vita e morte di un compositore visionario che istruì Pergolesi e scrisse con Metastasio. Un grande calabrese nella Napoli del ‘700 tra musica, intrighi e gloria dimenticata. La presentazione, con le esecuzioni musicali dello stesso Stumpo e di Francesca Loria, il 28 luglio al Lido Valente

La copertina del libro di Francesco Stumpo

“Se resto sul lido, se sciolgo le vele…”. Così, nel 1726, Leonardo Vinci faceva cantare l’indeciso Enea sulle parole immortali di Pietro Metastasio, nella sua Didone Abbandonata – opera poi rielaborata anche dal grande Georg Friedrich Händel. E proprio su un lido (il “Valente”) della sua Strongoli marina (Kr), ci si ritroverà il 28 luglio alle ore 21.00, per alzare il sipario su un evento straordinario.

Andrà in scena infatti “Il Cold Case di Leonardo Vinci”, libro-inchiesta di Francesco Stumpo (Ed. PubliGRAFIC) che riporta alla luce la vita, le opere e il mistero attorno alla vita e alla morte di uno dei più grandi compositori italiani del Settecento, Leonardo Vinci: genio musicale calabrese, nato a Strongoli nel 1668 e morto prematuramente a Napoli nel 1730 in circostanze ancora avvolte nel dubbio.

La sua è una storia da romanzo. Dopo i primi rudimentali studi musicali nella natia Strongoli, il giovane Leonardo si trasferisce a Napoli con i genitori al seguito del Principe Pignatelli. Qui viene accolto come pensionante nel Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo, un orfanotrofio fondato nel Cinquecento dal francescano calabrese Fra Marcello Fossataro (di Nicotera, Vv), primo dei quattro Conservatori napoletani ad aprire, e poi paradossalmente primo anche a chiudere, ad opera di un altro calabrese: l’arcivescovo Spinelli (di Fuscaldo, Cs). Vinci vi si forma, e grazie al suo talento fuori dal comune diventa prima mastriciello, poi maestro, fino ad avere tra i suoi allievi nientemeno che Giovanni Battista Pergolesi.

Francesco Stumpo e Francesca Loria

Dopo i successi delle sue prime commedie musicali nei teatri del Fiorentini e del San Bartolomeo, viene notato dal Principe di Sangro, che lo vuole come maestro della leggendaria Cappella Sansevero. È qui che Vinci entra in contatto con l’enigmatico Raimondo di Sangro, nipote del principe e committente della celebre e spettacolare scultura Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino. Tutto avviene a pochi passi dal Conservatorio che l’aveva formato, e che, paradossalmente, sarà anche il primo a chiudere, per mano dell’arcivescovo Spinelli, anch’egli calabrese.

Il momento decisivo della sua carriera arriva con l’incontro fatale con Pietro Metastasio, poeta e drammaturgo prediletto, con cui firma sei melodrammi di straordinario successo, rappresentati al Teatro delle Dame di Roma.

Alcuni sono commissionati addirittura da Giacomo III Stuart, il re d’Inghilterra e Scozia in esilio presso la Santa Sede. Ma Vinci non vedrà mai il trionfo del suo ultimo capolavoro, Artaserse: morirà poco prima della prima. Metastasio, addolorato, scriverà: “Il povero Vinci non ebbe fortuna né da vivo né da morto.”

Il Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo,
a Napoli
, in Piazza dei Girolamini, con l’annessa Chiesa di Santa Maria della Colonna

Nonostante tutto, gli ultimi anni gli portano riconoscimenti importanti: viene nominato vicedirettore della Cappella Reale di Napoli e produce una notevole quantità di musica sacra al servizio della Chiesa. Viene infine sepolto nella chiesa di Santa Caterina a Formiello, grazie al sostegno economico della sorella del Cardinale Ruffo, calabresi anche loro.

L’appuntamento del 28 luglio a Strongoli – promosso dall’Amministrazione Comunale con l’adesione delle Accademie Leonardo Vinci con il direttore artistico Francesco De Siena – sarà molto più di una semplice presentazione.

Durante la serata, sarà proiettato un video evocativo sulla vita del compositore e si potrà assistere all’esecuzione di brani tratti da Le zite ‘ngalera, celebre commedia musicale di Vinci e prima in dialetto, riportata in scena nel 2023 al Teatro alla Scala di Milano e precedentemente andata in scena al Teatro della Pergola di Firenze con l’Orchestra Regionale Toscana diretta da Massimo De Bernart e l’acuta revisione del grande Roberto De Simone, recentemente scomparso.

A dar voce e musica a questo tributo, saranno Francesca Loria (voce e violino) e Francesco Stumpo (chitarra), autore del libro.

Una serata tra storia, mistero e musica, per restituire a Leonardo Vinci il posto che gli spetta nel grande palcoscenico della memoria.

All rights reserved (© Riproduzione riservata) – Photo credits Francesco Stumpo  

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