Giuseppe Curigliano: ritratto di un pioniere della medicina di precisione in oncologia

Intervista ad una delle voci più autorevoli della ricerca internazionale sul cancro. Dalla neve del Canada, all’infanzia a Monterosso Calabro (VV), alle corsie di Milano, passando per i congressi scientifici più prestigiosi del mondo. Una parabola che racconta la storia di una dedizione assoluta alla scienza, alla cura e alla speranza

Medico, scienziato, docente, ma prima di tutto uomo di “visione”. A 54 anni, Giuseppe Curigliano è oggi una delle personalità più riconosciute e influenti nel panorama dell’oncologia internazionale. Nato in Canada da una famiglia italiana emigrata oltreoceano, ha vissuto parte dell’infanzia tra le distese innevate del Québec, prima di fare ritorno nel borgo natio dei genitori, Monterosso Calabro, in Calabria, provincia di Vibo Valentia. Lì, in quella comunità stretta tra monti e mare, si è acceso il suo desiderio di diventare medico. “A Monterosso ho ricevuto i primi incoraggiamenti – racconta – tra il sindaco, il prete e un medico di paese che dipingeva quadri e regalava umanità. Mi dicevano: ‘Tu sei sveglio, devi studiare medicina. Farai grandi cose’”. Quelle parole non si sono perse nel vento.

Giuseppe Curigliano con la moglie Maria Grazia Calabrò, responsabile della Terapia Intensiva Cardiochirurgica del San Raffaele di Milano

Dopo essersi laureato con lode in Medicina e Chirurgia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma, ha deciso di spingersi oltre confine per approfondire la sua formazione specialistica in Oncologia Medica alla Columbia University di New York. Le sue prime esperienze cliniche e di ricerca risalgono ai primi anni ’90, quando lavorava alla South Carolina Medical School, esplorando l’immunologia dei tumori solidi. Tornato in Italia, ha completato il dottorato all’Università di Pisa. Oggi, Giuseppe Curigliano è professore associato di Oncologia Medica all’Università degli Studi di Milano e dirige la Divisione di Sviluppo Precoce di Farmaci presso l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), IRCCS, dove è anche vicedirettore del Programma Nuovi Farmaci. È responsabile clinico della gestione di pazienti con tumori solidi avanzati, con un focus specifico sulla senologia.

Curigliano è una figura di spicco nella ricerca oncologica, autore di oltre 900  articoli scientifici peer-reviewed e capo editoriale di prestigiose riviste come ESMO Open, The Breast e Cancer Treatment Reviews. Dal 2018 al 2025 è stato componente del Consiglio Superiore di Sanità e dal 2019 ha presieduto il Comitato Scientifico della Lega Nazionale Lotta ai Tumori. È stato insignito di numerosi premi, tra cui il primo ESO Umberto Veronesi Award nel 2017 e la Fellowship dell’Accademia Europea delle Scienze del Cancro nello stesso anno. Inoltre, Curigliano è coordinatore del comitato scientifico della conferenza di San Gallo e fa parte di diverse commissioni all’interno di ESMO (European Society for Medical Oncology), un’importante organizzazione internazionale di oncologia medica, di cui è Presidente Eletto da gennaio 2025.

Il prof. Curigliano ospite di Fabio Fazio
a “Che tempo che fa” assieme al virologo Roberto Burioni

L’uomo dietro lo scienziato. Poco si sa della sua vita privata, che tiene lontana dai riflettori. È sposato, ma di più non dice. Preferisce parlare delle pazienti che lo ringraziano e danno il suo nome ai figli. O di quelli che finanziano borse di studio per aiutare i giovani medici a formarsi, in segno di gratitudine. “Non curiamo solo un cancro, curiamo una persona”, sottolinea spesso.

La cura nasce dalla conoscenza. Tra i suoi obiettivi dichiarati c’è quello di rivoluzionare l’approccio terapeutico ai tumori, non solo introducendo nuovi farmaci, ma cambiando il modello stesso di trattamento. La parola chiave? Personalizzazione. “Ogni tumore ha un’identità biologica distinta. La medicina del futuro – spiega – sarà sempre più sartoriale. Basata su analisi molecolari approfondite, biomarcatori specifici e protocolli terapeutici mirati. Non è fantascienza, è già concreta realtà”.

Con il professor Alshamsi, Presidente della Emirates Oncology Society

Questa sua “visione” si traduce nell’impegno per accelerare lo sviluppo di trattamenti innovativi, biologici, cellulari e sempre meno tossici. Il suo team lavora sulla progettazione di studi clinici flessibili, sostenibili, in grado di rispondere alle vere esigenze dei pazienti. Obiettivo ultimo? Offrire una possibilità concreta anche nei casi più difficili.

La voce dell’Europa che cura. Nel 2027-2028 sarà il primo italiano in oltre un decennio a guidare la European Society for Medical Oncology (ESMO), una delle istituzioni più influenti nel settore. “ESMO deve diventare un acceleratore globale di conoscenza e formazione” – dichiara. Il suo progetto per il futuro è ambizioso: creare una piattaforma europea per la crescita professionale dei giovani oncologi, sostenendoli attraverso mentorship, ricerca e collaborazione tra accademia e industria. “L’oncologia europea sta dimostrando una reattività straordinaria. È ora che la formazione diventi accessibile, equa e basata sul merito, ovunque ci si trovi”.

Dalla ricerca alla rivoluzione clinica. Negli ultimi anni, il professor Curigliano ha firmato più di 900 articoli scientifici su riviste peer-reviewed, quelle che fanno titolo, con focus principale sul carcinoma mammario. I suoi studi più recenti, pubblicati sul New England Journal of Medicine e su Nature Medicine, hanno segnato svolte importanti nel trattamento dei tumori al seno metastatici e ad alto rischio. Dall’utilizzo di anticorpi coniugati a farmaci antiormonali di nuova generazione, fino all’integrazione dell’immunoterapia nella fase pre-chirurgica, le sue ricerche stanno già cambiando la pratica clinica a livello globale. “Abbiamo triplicato la sopravvivenza nelle pazienti con malattia avanzata in meno di vent’anni. E non ci fermiamo qui. L’obiettivo non è solo prolungare la vita, ma raggiungere la guarigione”.

A Cape Town con Fabrice Andrè, Direttore Scientifico del Gustave Roussy di Parigi e Solange Peters, direttrice dell’Oncologia Medica
di Losanna, Svizzera

Due maestri, due lezioni di vita, hanno profondamente segnato il suo cammino: Oriana Fallaci e Umberto Veronesi. La prima, incontrata come paziente, gli insegnò il valore della libertà intellettuale: “Ci spingeva a non accettare le cose come dogmi. A discutere. A osare” – ricorda. Il secondo, fondatore dell’IEO, è il punto di riferimento che Curigliano continua a evocare: “Veronesi era carisma puro. Quando parlava, ti convinceva con la passione. Il suo lascito? La ricerca come parte integrante della cura”.

Guardando al futuro, per Curigliano, l’oncologia del domani sarà sempre più orientata alla prevenzione proattiva. Tra le tecnologie che reputa strategiche, la biopsia liquida e gli algoritmi predittivi basati su intelligenza artificiale, capaci di individuare il rischio tumorale ben prima della manifestazione clinica. Ma pone anche una domanda politica: “Perché l’Unione Europea non negozia insieme i costi di queste tecnologie salvavita, come ha fatto con i vaccini Covid? È una questione di giustizia e di accesso”.

Con il gruppo di lavoro

Con una missione senza confini, nel frattempo il suo impegno prosegue dentro e fuori dai laboratori: “Il progresso scientifico non basta, se non arriva al letto del paziente. La vera sfida è trasformare ogni scoperta in speranza concreta”. E conclude con la frase che più lo rappresenta: “La cura migliore nasce dall’ascolto, dall’evidenza e dal coraggio di immaginare un futuro migliore. Anche quando sembra impossibile”.

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