Gaia Garofalo: con Radio Irlanda a narrare la bellezza, per combattere la nostalgia

Catanzarese classe ’84, studi in management del Turismo, è nell’isola di smeraldo dal 2011 con varie importanti esperienze professionali e l’ultimo impegno appassionato nel giornalismo radiofonico 

Gaia Garofalo con Grazia Sesto
per la Culture Night a Dublino

Ogni storia di espatrio porta con sé una dimensione personale che sfugge di solito alle logiche generali e diciamo abituali e consuetudinarie dei flussi migratori. Mentre questi ultimi, infatti, vengono analizzati più che altro in termini “macro” (e cioè attraverso dati e fattori sociali, politici ed economici) ciò che sovente sfugge alla grande narrazione è il viaggio personale e intimo di ogni individuo: il vissuto, le emozioni, le scelte che lo hanno portato lontano da casa. Si potrebbe dire, in una parola, il suo destino.

Gaia Garofalo, nata a Catanzaro nel 1984, cresciuta nel quartiere di San Leonardo, habitué dei “giardini” luogo topico di incontro e socializzazione, liceo al Classico “Galluppi”, studi universitari a Cosenza in Scienze Turistiche e poi specializzazione in Project Management del Turismo a Lucca, potrebbe spiegare così il suo legame con l’Irlanda: una dimensione poetica, ispirata, sognante, oltre che professionale e formativa.

Foto di gruppo a Radio Irlanda con gli speaker,
da sx, Gaia Garofalo, Paolo Nicosia, Luca Felice Maglione, Valentina Settomini, Giuseppe Crupi

Quando aveva 14 anni e internet non era ancora lo strumento che è oggi, capace di diffondere immagini e mappe in tempo reale, l’unico modo per entrare in contatto con quella terra lontana, per “vederla”, era attraverso la sua musica… Una volta entrata nelle orecchie, è rimasta nel cuore in un nesso profondo che nessun’altra cosa avrebbe mai potuto eguagliare o sostituire. Erano gli anni in cui gli U2 avevano conquistato il mondo portando anche i fan più legati al rock tradizionale ad innamorarsi delle loro canzoni. I Cranberries, con l’album “No Need to Argue”, avevano fatto entrare anche nelle case degli italiani la notizia complessa dei conflitti tra la Repubblica e il Nord Irlanda; mentre la musica di Enya, con il suo stile folk celtico e la sua voce unica, aveva dato vita alla new age. Attraverso i video musicali, Gaia comincia a conoscere “fisicamente” l’Irlanda, sebbene negli anni ‘90 sia abbastanza diversa da quella che avrebbe conosciuto vent’anni dopo.

Prima del “salto” nella terra di Joyce, aveva avuto poche esperienze all’estero e una breve vacanza studio nel Regno Unito. Ma una certezza per lei si dava, con una considerazione che era come un tarlo in testa: “un luogo che regala quella musica – diceva a sé stessa – non può che essere speciale, e non potrà mai essere ‘cattivo’”. E così il “destino” l’ha portata dritta nel cuore di quella terra in cui le note e le emozioni si intrecciano alla natura e all’essere, in un modo effettivamente speciale se non unico.

A Valentia Island, arcipelago Irlanda del Sud

Era il febbraio del 2011 quando ha fatto il suo primo ingresso a Dublino, dopo aver superato con successo le selezioni in Italia, a Roma, per entrare nel team del servizio clienti della nota azienda di noleggio auto Hertz, con sede lì. Nessuna conoscenza diretta dell’azienda, nessun riferimento nella capitale sconosciuta, e neppure un sorso di Guinness scura per sentirne il sapore e il profumo. E comunque ecco la decisione di partire per un’avventura che l’avrebbe vista crescere professionalmente e personalmente. L’esperienza in Hertz, durata cinque anni, le ha infatti permesso di maturare e affermarsi in una delle multinazionali più grandi del periodo. Poi il suo percorso l’ha portata in un’altra multinazionale in ascesa: Dropbox, che aveva appena trasferito i suoi uffici, con un impiego nel settore finanziario e una vera e propria anticipazione del mondo dell’IT: un’occasione unica per conoscere i sistemi più innovativi e gettare lo sguardo al futuro. Con il tempo, l’interesse per il digitale l’ha portata a intraprendere studi universitari nel campo del Digital Marketing, poi a lavorare per una società di consulenza e collaborare con Google.

Per lei, comunque, non sono state sempre rose e fiori. Ad un certo punto il mondo delle multinazionali che ha “invaso” pacificamente il Paese determinando profondi cambiamenti nella struttura sociale, urbana, economica e anche un po’ relazionale, troppo concentrato sui numeri e poco attento ai cambiamenti nella vita delle persone, l’ha indotta ad una riflessione profonda, a fermarsi a rivedere le proprie priorità lavorative e personali. Così, dopo un anno di pausa durante il quale è tornata in Italia, ha intrapreso una nuova direzione lavorativa in un’azienda irlandese al 100%, parte di un team dedicato alla trasformazione digitale, in un ruolo che le ha consentito di applicare la sua esperienza in un contesto positivo, innovativo e dinamico.

Nel Donegal, Irlanda del Nord-Ovest

Negli anni Gaia ha comunque portato avanti anche vari progetti personali, tra cui la radio, che è diventata il modo e il “mondo” attraverso il quale ha potuto restituire le emozioni che l’Irlanda le ha regalato. Qui, si dice “connecting the dots” (ovvero, mettere insieme i pezzi) quando un incontro improvviso sembra dare un senso a tutte le esperienze passate. La radio è diventata, appunto, il mezzo perfetto per trasmettere e condividere tutto ciò che questo Paese le ha dato e le dà. Il progetto di Radio Irlanda è nato con un gruppo di sei persone, connazionali ognuno con una propria storia e una visione, ma unite da un obiettivo comune: costruire un ponte sincero e forte tra Irlanda e Italia. Attraverso le dirette settimanali su Dublin South FM e gli eventi che mettono in vetrina i talenti italo-irlandesi (cantautori, artisti, professionisti, manager, produttori) si lavora per avvicinare le due culture e i due mondi.

Quando le si chiede cosa le manca dell’Italia, Gaia trova difficile rispondere senza cadere nel banale. Le manca l’Italia in sé: dalla pasta e i biscotti nei supermercati, al piacere di sorseggiare un buon caffè all’aperto e contemplare un monumento o passeggiare in una piazza. Le manca quella socialità spontanea, quella vita vissuta all’aperto, quel posto dove non è necessario consumare in un locale per poter stare insieme. Se le si domanda, invece, cosa le manca della Calabria, la risposta è altrettanto semplice: la famiglia, i legami d’infanzia, gli amici e gli affetti mantenuti saldi nonostante la distanza; e poi certi spazi e panorami di Catanzaro e dintorni, il mare e l’aria della Sila.

Parlando del fenomeno dell’emigrazione, dicevamo all’inizio, si dice più spesso di chi parte, che di chi la partenza è stato costretto a “subire” e deve fare i conti con il “senso di colpa” di non essere rimasto, di aver privato sé stesso e gli altri di una “presenza” indispensabile nei momenti importanti della vita. E il suo pensiero va al film-capolavoro di Tornatore “Nuovo Cinema Paradiso”, alla scena in cui Alfredo, ormai anziano, dice a Totò che sta per partire in treno: “Non guardare indietro. Non voltarti. Non ti fare fottere dalla nostalgia!”, da quel sentimento con cui si deve fare inevitabile conto quando si vive lontano e indipendentemente dal tempo che è trascorso. Attraverso la radio, Gaia trova – e lo confessa – la forza di resistere alla frenesia dei tempi moderni della “sua” Irlanda, e con la sua “comunità” radiofonica la capacità di meglio comprendere e anche condividere, supportare e “risolvere” questa nostalgia.

All rights reserved (© Riproduzione riservata) – Photo credits, Gaia Garofalo

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