Frank Moyo, da Toronto un “bardo di strada del XXI secolo”

Il cantautore, folk-singer e chitarrista italo-canadese, nipote di emigranti calabresi, trova il successo raccontando le sue tradizioni, calate in un apprezzato universo pop\rock

di Francesco Allevato

Frank Moyo in una posa scherzosa
in casa della nonna a Toronto

Un’altra bella storia da Oltreoceano, dal Paese dei Grandi Laghi, intrisa di emotività, che ha nuovamente nella Calabria il suo fulcro. Parliamo stavolta di Frank Moyo, cantautore, folk-singer e chitarrista italo-canadese, autore di “serenate come un bardo di strada del 21° secolo” – come lui stesso le definisce sul proprio sito. Particolarmente apprezzato e popolare in America del Nord (Toronto in particolare, dove è cresciuto) e sui social dove può vantare un forte seguito per la sua musica e la sua persona, a scanso di equivoci circa la sua modernità, aggiunge: “Voglio che le persone immaginino di essere su una spiaggia in Italia, ad ascoltare la mia musica. Ma mentre una pista potrebbe portarti in spiaggia, un’altra potrebbe portarti in un’auto che va a 180 miglia orarie”.

Nipote di emigranti calabresi della provincia di Cosenza, Moyo canta in italiano perfetto: abilità acquisita soprattutto grazie alla famiglia che gli ha trasmesso cultura, tradizione e storia musicale italiana e calabra. Per questo, nonché per il continuo ed intenso affiatamento verso l’italianità che lo pervade tanto nei contorni genetici, quanto nelle radici culturali, Moyo rappresenta il prototipo dell’italo discendente che parla italiano, frequenta l’Italia e la promuove.

Infanzia e adolescenza del noto cantautore, sono già tutte per la musica, avendo imparato gli accordi sin da bambino cresciuto in un ambiente in cui si è trovato costantemente avvolto dalle note. Inizia a suonare la chitarra a undici anni, dopo aver visto una chitarra acustica in una vetrina, abbinando presto alle melodie l’originalità dei suoi testi.

Alcune locandine
delle tournée di Moyo

Frank è ben seguìto sui social anche per il suo rapporto affettuoso con la nonna, che ha portato a Toronto il suo essere, parlare e “sentire” calabrese, e alla quale Moyo ha dedicato un’intensa parte della propria produzione musicale. Attraverso i canali del nipote, l’anziana ed energica signora Rita, sottolinea da tempo e con altrettanto seguito le sue origini meridionali, raccontando particolari della sua infanzia calabra passata accanto al padre anche a mungere le mucche e a fare la ricotta. Un universo lontano, diverso, caratteristico, che attira simpatia sulle sponde dell’Ontario dove nonna e nonno di Frank hanno comunque cercato di conservare lo stile rurale delle loro vite, coltivando verdure, facendo il sapone, e preservando modi, stili, pratiche della cultura d’origine.

Riguardo il proprio background musicale, in Moyo è evidente, quanto polarizzante, l’impostazione di genere con una voce morbida, pertinente allo stile musicale adoperato, richiamante il pop\rock. Il suo bagaglio musicale arriva, come detto, diretto dalla sua famiglia, assorbendo le influenze di artisti e icone italianissime come Celentano, De Gregori, Cutugno e specialmente Dalla. A tal proposito Moyo si è così espresso: “le loro canzoni mi hanno circondato costantemente da bambino, e da quanto ricordo, si riproducevano quasi ininterrottamente, a ripetizione, nella mia testa”. La forte ed espressiva calabresità si è poi in lui inevitabilmente mescolata con gli influssi della musica americana, in particolar modo quella di Jonny Cash e del suo country\folk. Non è un caso che “Folsom Prison Blues”, uno dei brani di maggior successo del leggendario artista statunitense, sia un punto fermo nella sua scaletta in quasi tutti i concerti e spettacoli: “la sua particolare visione di scrittura, di canzone, di vita, mi ha fatto gravitare decisamente verso quella musica” – ha dichiarato Moyo. Così i ritmi folk impiegati in brani come “Boys of Major” si sono mescolati alla sensibilità pop e alle eterne leggi della buona musica, proprio come in “Folsom Rhythm Blues”.

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