Elezioni in Calabria: per Alessandro Crocco la diaspora è la grande assente della politica regionale

Dagli USA, alla Consulta dei calabresi all’estero, al MEIH, l’imprenditore di Acri (Cs) da tempo attivo a tutto campo a New York, membro a Washington della Commissione per l’Internazionalizzazione, presidente della Confederazione Italiani nel Mondo (CIM), pone l’attenzione sul potenziale inespresso dei corregionali nel mondo e chiama all’azione istituzioni e imprese “il cui coinvolgimento non è opzione, ma dovere”

Alessandro Crocco

Non si tratta solo di un legame affettivo. I calabresi nel mondo sono una forza viva, una rete globale di competenze, relazioni e opportunità. È tempo di riconoscerne il vero valore e la fondamentale importanza”. Con queste chiare parole, Alessandro Crocco – imprenditore italo-americano e presidente del Mediterranean Export Innovation Hub – lancia un appello chiaro e potente: coinvolgere la diaspora calabrese nelle scelte strategiche della regione non è un’opzione, ma una priorità.

Originario di Acri (Cs), oggi figura di riferimento per l’internazionalizzazione delle PMI italiane, Crocco è stato recentemente insignito a Cosenza del Premio Alveare 2025, riconoscimento assegnato da Confapi a chi contribuisce in modo concreto alla crescita economica e culturale della Calabria, una Calabria che lui non ha mai abbandonato, anche se da anni vive e opera negli Stati Uniti dove si è trasferito giovanissimo, costruendo una carriera imprenditoriale di successo tra import-export, real estate, capitale di rischio e consulenza strategica.

Ogni tappa del mio percorso – ha raccontato nell’occasione del Premio – è stata guidata da un obiettivo preciso: portare il Made in Italy nel mondo e restituire valore al mio Paese attraverso competenze, visione e investimenti.” Un approccio che si traduce oggi in progetti strutturati, come il Mediterranean Export Innovation Hub (MEIH), piattaforma pensata per supportare le PMI italiane in un percorso di internazionalizzazione concreto e formativo, e poi in masterclass, consulenze, reti di impresa: non teoria, ma strumenti veri, messi in campo da chi i mercati internazionali li conosce bene e per esperienza diretta. “Crocco rappresenta una visione che si fa metodo, una strategia che si traduce in rete. Non si limita a raccontare il successo della diaspora: lo rende tangibile e accessibile” – ha dichiarato la giornalista Fabrizia Arcuri, vicepresidente del MEIH, durante la consegna del premio.

La consegna del Premio Alveare 2025,
con la giornalista Fabrizia Arcuri
e Francesco Napoli presidente di Confapi Calabria

Crocco, che ha già ricoperto ruoli di primo piano all’interno del Comites di New York, New Jersey e Connecticut, oggi rappresenta gli USA come presidente della Confederazione Italiani nel Mondo (CIM) e membro della Consulta dei Calabresi all’Estero. È anche attivo sul fronte politico-istituzionale: nelle ultime elezioni è stato candidato nello Stato di New York con il Partito Repubblicano, a fianco di Trump, e attualmente siede nella Commissione per l’Internazionalizzazione a Washington. Ma il suo impegno non si ferma all’economia. Attraverso fondazioni come Hortus e Rinascita, promuove iniziative culturali e sociali: dal restauro della Basilica di San Clemente a Roma alla valorizzazione dell’identità calabrese nel mondo.

La Calabria ha un potenziale enorme che non può più permettersi di ignorare – spiega Crocco in un’intervista telefonica concessa a Calabria Mundi -, e non parlo solo da rappresentante del CIM o della Consulta, ma da calabrese che ha scelto di restare legato in modo concreto alla propria terra. Le competenze e le reti dei calabresi all’estero rappresentano un patrimonio strategico, capace di imprimere una svolta reale allo sviluppo regionale. Ma serve una visione chiara, un piano di lungo periodo”.

Sottolinea poi, giustamente, come “internazionalizzazione” non debba essere uno slogan, ma una politica concreta: “Significa costruire ponti stabili con il mondo, favorire il rientro dei talenti, attivare collaborazioni su più livelli. Dobbiamo smettere di guardare alla diaspora solo come a un bacino di nostalgia. È una risorsa primaria, operativa, pronta a mettersi in gioco”.

A pochi mesi dalle elezioni regionali calabresi di ottobre, il suo messaggio è allora forte: “La diaspora calabrese va riconosciuta come parte attiva del processo di sviluppo. Serve un rapporto stabile, continuo, fondato su progetti condivisi e non su emergenze o retorica. È il momento di capirlo. E di farlo insieme”. Un richiamo lucido, concreto, capace di superare i provincialismi e aprire la Calabria a un futuro realmente connesso con il mondo. Non solo un’opinione, ma una direzione.

Photo credits; gentile concessione Fabrizia Arcuri, Alessandro Crocco

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