Dagli Appennini, alle Ande (e viceversa): Giuseppe Fabiano e la lana d’Alpaca, una storia di successo

Dalla genialità e passione dell’imprenditore originario di San Pietro in Guarano (Cs), a Prato un’azienda leader nella lavorazione della pregiata fibra. E ora l’impegno per la riscoperta e valorizzazione dell’antica tradizione di filatura e tessitura calabrese: “una vera opportunità, con un grande potenziale di impiego del prodotto ad alto valore aggiunto”.  

Giuseppe Fabiano con la sorella Annamaria, in azienda a Prato

Il distretto tessile pratese, in Toscana, è il più grande in Europa, con una dimensione di tutto rispetto dal punto di vista economico e produttivo. Particolarmente noto per l’uso di fibre rigenerate come la lana cardata, nel tempo è diventato un settore di eccellenza in cui la tecnologia, strettamente accompagnata all’artigianalità, sono rimaste caratteristiche fondamentali.

Cosa sarebbe la moda senza le aziende tessili pratesi? Ben poca cosa. E nonostante le difficoltà contingenti, qualità e professionalità dei lavoratori tessili di Prato sono sempre molto apprezzate, con la produzione dei filati che anche grazie ai finanziamenti europei si è fatta pure più eco-sostenibile, il che non guasta.

In un allevamento
di Alpaca, in Toscana

Nel 2022 il fatturato ha superato i 4 miliardi di euro, con il 40-70% delle vendite destinate all’export. Oltre 2.500 le aziende attive, escludendo quelle del settore abbigliamento e maglieria, gran parte di piccole e medie dimensioni, la caratteristica distintiva del modello produttivo distrettuale e in genere di quello italiano​. Vi sono impiegati circa 18.000 lavoratori diretti, con la filiera che registra una significativa presenza di comunità straniere, con ruoli importanti nella produzione​. L’export ammonta a circa 1,68 miliardi di euro, con principali mercati di destinazione Germania, Spagna, Francia e Stati Uniti. ​

Fra le aziende più importanti, qui spicca da tempo “Ritorcitura Fabiano”, una delle punte di diamante. La sua storia, iniziata nel 1984, è strettamente legata a quella del suo intrepido fondatore: Giuseppe Fabiano, un vero self made man dall’incontenibile entusiasmo e dalla grande cordialità e una biografia, la sua, che può definirsi “classica”, quella del giovanotto di belle speranze che lascia la sua terra, la Calabria, per andare a “fare fortuna al Nord”. Nato, infatti, a San Pietro in Guarano, provincia di Cosenza, in una famiglia che fa sacrifici per andare avanti, nel 1972, a soli 15 anni, decide coraggiosamente di lasciare il suo paese e i suoi cari, e con le iconiche valigie di cartone legate con lo spago, si trasferisce a Prato, preceduto dalla sorella Annamaria, al lavoro in un’azienda tessile.

La consegna della Medaglia d’Oro
dalla Fondazione Institute for

Advance Studies and Cooperation

Ha così inizio la sua magnifica avventura, che comincia dal basso, mansioni da operaio in uno stabilimento tessile, e senza esperienza alcuna, nemmeno minima, di filati. Pian piano, con passione e perseveranza, viene notato e apprezzato per il suo impegno, la professionalità e competenza acquisita. Il suo percorso professionale ha dunque un avvio deciso, e anno dopo anno, diviene un punto di riferimento a Prato e tra i pratesi non solo industriali, che apprezzano la sua grande passione nel lavoro, la serietà e la ferrea volontà di qualificarsi e voler emergere.

Nel 1984 fonda l’azienda “Ritorcitura Fabiano”, decisamente moderna e innovativa, e con immediato punto di forza la lavorazione di fibre “nobili” come l’Alpaca e il Cachemire. Il resto lo fanno creatività, qualità e assistenza pre e post-vendita: fattori che gli conferiscono prestigio nel mondo della moda, di cui in breve diventa uno dei punti di riferimento imprescindibili.

La filatura dell’Alpaca è quanto gli dà notorietà, nonostante a Prato non siano in molti a credere a questa sua iniziale “scommessa”, mentre lui è al contrario fermo e deciso. E vi si specializza pure, con un bel salto di qualità nell’impegno da consulente per due aziende peruviane, tra le principali del settore.

Per questo incarico va in giro per il mondo, fa importanti esperienze professionali, ma soprattutto riesce a conoscere tutto quello che c’è da sapere sull’Alpaca, il cosiddetto “oro delle Ande”: quella magnifica lana, più morbida, calda e resistente di quella di pecora; una fibra nobile che vanta secoli di storia e può essere utilizzata in vari modi (perfino come isolante non infiammabile), ed è poi anallergica, leggera ed elastica, con una straordinaria qualità e “brillantezza”.

Reparti dell’azienda
di Montemurlo (Po)

L’Alpaca è un camelide sudamericano appartenente alla famiglia dei Lama, del Guanco e della Vigogna. Vive principalmente in Perù, suo principale Paese esportatore. E anche in Bolivia, Australia e Stati Uniti: luoghi che Fabiano frequenta assiduamente per conoscere il mercato e le specificità della lavorazione, dalla tosatura alla filatura. Conosciuti i “segreti”, inizia a lavorare questa fibra nella sua azienda, producendo tessuti pregiati capaci di “prestazioni” elevate anche in condizioni climatiche estreme. “La lana di Alpaca – tiene a precisare – è disponibile in oltre 22 colori naturali, senza tinture industriali… Il prodotto finale resta perciò naturale al 100%. Una gran cosa, no?”.

L’altro suo filato pregiato è il Cachemire, la cui origine altrettanto remota, risale alle antiche comunità di pastori dell’Asia centrale, in particolare della zona del Kashmir e della Mongolia, altri Paesi che Giuseppe Fabiano ha ben conosciuto, e è utilizzato come protezione dal clima particolarmente rigido. La sua produzione si deve ad una particolare specie di capre chiamate “Hircus”, allevate sugli altopiani tibetani dove le temperature invernali arrivano anche a – 40 gradi. Il loro manto è caldo e lungo, proprio per aiutarle a sopportare un clima così ostile. Nel periodo primaverile, quando le temperature diventano più miti, le capre mutano il manto e inizia la raccolta della lana utilizzata per la produzione del cashmere. Il pelo degli animali viene pettinato manualmente dai pastori che ne ricavano due tipi: il più rigido, è la giarra; l’altro più sottile, è la borra (o duvet). Da quest’ultimo, la realizzazione del cashmere. Le fibre lunghe e lisce sono pettinate e selezionate in base alla qualità, per poi generare una fibra di grande pregio.

L’azienda di Fabiano si perfeziona in filati di fantasia per maglieria, con un processo manifatturiero e produttivo interamente made in Italy, effettuato all’interno dell’opificio di Montemurlo di Prato. La ricerca delle tendenze-moda è una costante. Così come all’avanguardia è il suo continuo aggiornamento. Lui non si accontenta, e sogna, comunque, e anche, altro. Sogni quasi mai a caso. Non predestinati a spegnersi automaticamente all’atto del “risveglio”. Più spesso, fantasticherie in cui “crede”, fatalmente indirizzate a stimolare, a “rodere” come tarli, a spingere verso nuove strade anche se all’apparenza inedite e inaudite, ma che poi sovente divengono praticabili, come tante nuove conquiste del “saper fare”.      

Campioni dai cataloghi
di Ritorcitura Fabiano

A riguardo, una delle sue più recenti “avventure” è stata la realizzazione di filati derivati da alghe, per andare incontro alle non più eludibili richieste ambientali e di eco-sostenibilità del mercato consapevole, e comunque sempre con pregevoli risultati di qualità. L’altra, anche più ardita e comunque immediatamente apprezzata con tanta attenzione ricevuta e qualche premio, tra cui quello importante di Confindustria: i filati e tessuti ricavati da materie riciclate, come le bottiglie di plastica usate, il cosiddetto PET: “una lavorazione in linea con le nuove normative europee – chiarisce – ma soprattutto per dare un futuro ecosostenibile al settore, per farlo restare leader a livello internazionale”.

A Fabiano è andato recentemente il Premio per l’Economia circolare, per i suoi articoli realizzati con una percentuale di PET, con un evento organizzato dalla Fondazione Institute for Advance Studies and Cooperation, nelle Giornate internazionali promosse dal World Changers Power Summit che su iniziativa del prof. Gabriele Andreoli ha selezionato curricula ed esperienze professionali di uomini e donne che hanno privilegiato l’impegno etico e solidaristico nella cultura d’impresa e nella comunicazione. La Medaglia d’oro speciale, nel Palazzo della Cancelleria Apostolica in Roma e il particolare apprezzamento per le sue tecniche innovative nella trasformazione di materie plastiche dell’economia del riciclo in fibre tessili ecologiche, adatte alla tessitura di capi di abbigliamento di grande qualità e morbidezza.

E torniamo un attimo ai “sogni” che, come si sa, possono portare avanti, al futuro. E talvolta anche “indietro” quando lo sguardo appassionato e attento viene rivolto al “passato”. Nel caso di Fabiano, all’antica tradizione della filatura e tessitura che in Italia vanta grande storia un po’ dappertutto in ogni regione. E in particolare – come tiene a spiegare non celando il suo legittimo orgoglio – in Calabria, dove questa arte ha raggiunto nei secoli punte di eccellenza, e costituito per tanto tempo un buon motore di economia e sviluppo.

I festeggiamenti per il 40°
di Ritorcitura Fabiano

Proprio in Calabria, secondo Fabiano ci sono oggi le condizioni per un consapevole e produttivo recupero dell’antica tradizione della tessitura e filatura (da ricordare, tanto per dirne una, quella della seta, con gli antichi Statuti di Catanzaro) per valorizzare e rilanciare uno dei patrimoni culturali più significativi della regione. “Occorre perciò – chiarisce – promuovere il rilancio delle scuole di tessitura attraverso un programma di formazione che integri tecniche artigianali tradizionali e innovazione, favorendo l’interesse delle nuove generazioni per l’artigianato tessile. E poi, serve sensibilizzare e coinvolgere Istituzioni e Enti locali, creare una rete di sostegno per l’artigianato e promuovere la tessitura come leva per lo sviluppo turistico e il marketing territoriale. Il rilancio dell’antica tessitura e filatura come patrimonio vivente, non solo può rappresentare un’opportunità di conservazione culturale, ma può diventare un fattore di crescita per l’economia locale integrando l’artigianato tradizionale con il turismo e la moda. In questo senso, il supporto e la partecipazione di istituzioni, enti culturali e sponsor locali, sono fondamentali per raggiungere una visibilità ampia e favorire un reale impatto sul territorio”.

Per sensibilizzare e spingere in questa direzione di valorizzazione e rilancio produttivo, vuole dar voce alla forte tradizione calabrese dei filati da fibre naturali come la ginestra, la canapa, il lino, l’ortica, il salice, la palma, l’agave, il gelsomino, oltre che della lana, con le vecchie filande (una per tutte, quella di Civita, Cs, tra le rare in Europa alimentate ad energia idraulica) che – spiega -: “rappresentano una tradizione artigianale radicata nella storia della regione, affondando le radici nei secoli passati, con un ruolo importante nell’economia e nella cultura locale specialmente nelle zone montane e rurali, dove la pastorizia era e continua ad essere una risorsa fondamentale”.

Zia Maria Fabiano al telaio a
San Pietro in Guarano (Cs), Anni ’50

La produzione tessile, a partire dal filatoio, fino alla tessitura vera e propria, era una volta realizzata anche in modo casalingo, con attrezzi semplici come il fuso e il telaio, la lana cardata e filata per produrre tessuti destinati all’uso domestico (come coperte e abiti) e alla vendita. “Le tecniche di tessitura – spiega senza far mistero della sua evidente nostalgia per il tempo che fu – venivano tramandate di generazione in generazione, e quasi ogni paese, ogni comunità, aveva le sue specificità sulla base delle tradizioni locali, oltre che delle risorse disponibili e delle esigenze pratiche. I filati lavorati a mano e al telaio, richiedevano grandi abilità per creare tessuti resistenti, eleganti e di qualità. E per questo, da organizzazioni casalinghe, sono nate sovente piccole e qualificate realtà laboratoriali. Le filande sono invece nate per massimizzare la produzione, fare maggiore economia. Nel corso del Novecento, con l’evoluzione dell’industria tessile e l’avvento di macchinari avanzati, molte sono state abbandonate, ed oggi potrebbero essere rilanciate o riconvertite. Nonostante l’avanzamento dell’industria tessile moderna, esistono ancora alcune aree della Calabria in cui queste tradizioni si stanno riscoprendo per motivi economici, di sostenibilità e per volontà di ritorno alle radici e a metodi di produzione ecocompatibili su antiche pratiche artigianali”.

Alpaca in libertà
sulle Ande peruviane

Per rilanciare tutto questo gran bel mondo, che poi è quello che lo ha formato, animato e ispirato, Fabiano assieme ad Academ Group è convintamente al lavoro per l’organizzazione di un Convegno in Calabria nella prossima primavera, in cui si farà il punto generale sull’argomento, con il coinvolgimento delle istituzioni, della comunità locale, delle scuole e università, e un panel già definito di autorevoli esperti e operatori del settore, che racconteranno le potenzialità del settore: “Non uno dei tanti incontri-passerella – tiene a sottolineare – ma l’occasione concreta per capire come stanno effettivamente le cose nella nostra regione, e soprattutto quanto è possibile fare. Noi crediamo, sia tanto, e personalmente ho per questo e da tempo ben approfondito la questione. Ho conosciuto varie realtà. Visitato strutture. Incontrato artigiani, coltivatori e allevatori. Trovato, per esempio, la disponibilità, appunto da incentivare, di lane straordinarie di razze antiche e pregiate, come la merinos, sull’altopiano silano. Una vera sorpresa, un grande potenziale di impiego e sfruttamento a cominciare dalla rete dell’accessorio per la moda, un settore trainante e ad alto valore aggiunto, quello che ci serve”.

All rights reserved (©Riproduzione riervata) – Foto, gentile concessione Ritorcitura Fabiano

No Comments

Post A Comment