17 Nov Con “Carbone 100”, Cosenza rende omaggio ad un grande della fotografia
Una spettacolare Mostra diffusa, presenta l’opera imponente e multiforme di Mario Carbone, originario di San Sosti, con i suoi scatti e i documentari realizzati tra il 1954 e il 1990

A Cosenza, con l’amica Marilena Sirangelo, infaticabile operatrice culturale, recente ideatrice assieme alla sorella Claudia, di “Ellebi”, la davvero magnifica “dimora d’arte” nel centro storico di Cosenza, che ha preso il posto della loro Galleria “La Bussola”, già importante ritrovo di artisti e intellettuali.
Un incontro veloce nella città bruzia non potendo mancare la visita a “Carbone 100. I racconti di una vita. Fotografie dal 1954 al 1990”, l’imponente e sorprendente progetto dedicato al grande fotografo, regista e documentarista di origini calabresi (nato a San Sosti, Cs), artista tra i maggiori del XX secolo, che abbiamo avuto il piacere di incontrare e intervistare un po’ di anni fa nella sua dimora artistica romana. A Cosenza in questi giorni la Mostra “diffusa” a lui dedicata, in quattro tappe, a cura di Martina Cavallarin, proposta dalla stessa Marilena come project manager e da Archivio Mario Carbone ed Elisa Magri, in collaborazione con Galleria Nazionale di Cosenza, Liceo Classico B. Telesio, RiMuseum-Università della Calabria e MAON-Museo d’arte dell’Otto e Novecento. Un evento, come si dice, decisamente da non perdere.

Dopo la prima alla Galleria Nazionale, l’iniziativa prosegue con due rassegne: “Mario Carbone e Carlo Levi: un ritratto fotografico Lucania andata e ritorno”, e “Antropologia, tradizioni e ritualità meridionale tra Calabria e Lucania” che come scrivono i promotori, sono tematicamente legate nello straordinario viaggio che il grande fotografo e documentarista Mario Carbone ha intrapreso accanto a Carlo Levi, scrittore del celebre “Cristo si è fermato a Eboli”, nel 1960.
Il risultato complessivo è una straordinaria collezione di immagini fotografiche e filmate vive e pulsanti che raccontano incontri commoventi e rivelatori; e poi vicende, situazioni, drammi, sogni e speranze colte nel profondo e nel “vero” dall’obiettivo sensibilissimo, solidale, acuto e partecipe di Mario Carbone calatosi per decenni nella narrazione della quotidianità singolare italiana e non solo, ma anche della ritualità plurale e collettiva. I suoi preziosi lavori gli hanno valso vari premi e riconoscimenti tra i quali, nel 1964, il Nastro d’Argento con “Stemmati di Calabria”, documentario sull’abbandono delle terre feudali in Calabria da parte della nobiltà; e nel 1967, il Leone D’Argento alla Biennale di Venezia, con “Firenze, novembre 1966” impressionante testimonianza sulla drammatica alluvione, con testi di Vasco Pratolini e con voce narrante Giorgio Albertazzi.

in centro storico a Cosenza
Con la sua casa di produzione “DARC” Carbone realizza programmi di alto profilo per la tv, con la partecipazione di grandi nomi dell’arte, come Enrico Baj, Mimmo Paladino, Carla Accardi, Mario Schifano. Collabora attivamente con grandi cineasti, scrittori, sceneggiatori, registi, produttori e intellettuali del suo tempo, tra cui Carlo Levi, Cesare Zavattini, Mario Soldati, Giuseppe Ferrara, Libero Bizzarri. A Milano conosce e documenta l’attività del Nouveau Réalisme, entrando in amicizia con artisti del calabro di Christo, Mimmo Rotella, Niki de Saint Phalle, César, Arman, Spoerri, Jean Tinguely e naturalmente il loro teorico, fondatore e profeta Pierre Restany.
Sulle pagine di Calabria Mundi, a breve, proporremo un approfondimento su questo prezioso e articolato appuntamento cosentino, e sull’impegno prezioso ed encomiabile delle sorelle Sirangelo, che anche stavolta ha presupposto uno sforzo culturale, esegetico, critico e organizzativo di prim’ordine, al quale va dato giusto merito.
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