30 Apr Cantine Benvenuto: da un vitigno abbandonato in Calabria, una produzione di eccellenza con la musica di Mozart…
Giovanni Celeste Benvenuto, dall’Abruzzo si è trasferito a Francavilla Angitola, vicino Pizzo Calabro (Vv), dove impiega la musica del grande compositore salisburghese per valorizzare le qualità dello Zibibbo di Calabria, con un’alta qualità venuta dopo aver tribolato per “legalizzarne” la vinificazione, e che ha generato nel territorio oltre 100 posti di lavoro
di Maria Teresa Improta

Giovanni Celeste Benvenuto
Terminate le scuole superiori, all’età di 18 anni, ha deciso di trasferirsi dall’Abruzzo in Calabria. Ha lasciato la propria terra natia, per vivere in quella dei suoi avi e vivacizzarne l’economia. Come? Partendo da un vigneto abbandonato… Sono trascorsi oltre 20 anni dal suo arrivo a Pizzo, e oggi Giovanni Celeste Benvenuto, dopo aver studiato e lavorato sodo, può vantare di aver contribuito alla creazione di almeno 100 posti di lavoro nel vibonese e aver fatto rinascere un settore florido e promettente: la produzione di Zibibbo calabro.
Il sogno di Calabria

Appena diplomato, Giovanni ha deciso di iscriversi all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, dove si è laureato in Scienze e Tecnologie Agrarie, continuando a coltivare il sogno di recuperare il vitigno del nonno, a Francavilla Angitola. “Sono nato e cresciuto a Tagliacozzo, in Abruzzo – racconta il fondatore di Cantine Benvenuto – però ogni anno con papà tornavamo a Pizzo per le vacanze. I suoi racconti erano sempre carichi di entusiasmo e di amore per la sua terra. Sentimenti che provavo anch’io, compiaciuto per la grande accoglienza, sorpreso dai profumi e dai sapori di Calabria. Tra le tante prelibatezze, qui c’era anche lo Zibibbo. Il legame con la calabresità si è fatto nel tempo così forte, da portarmi ad emigrare al contrario, e trasferirmici. Mentre studiavo a Reggio, lavoravo anche al recupero dei terreni di famiglia abbandonati. Trascorrevo le mie giornate chino sui libri, oppure sul trattore”.

L’impegno per farcela
“Con enorme delusione – ricorda Benvenuto – ho scoperto che nonostante lo Zibibbo appartenesse a una tradizione secolare calabrese, non ne era legalmente consentita la vinificazione. Ho avviato così un percorso burocratico durato ben 11 anni… Ho recuperato dagli archivi di Stato le testimonianze storiche dell’esistenza dello Zibibbo calabrese, di come quest’uva veniva effettivamente coltivata sul suo territorio, dimostrando così l’effettiva possibilità di riprendere questa tradizione, e sollecitando la Regione e l’ARSAC ad intervenire inserendo questa varietà nel registro di quelle vinificabili. Non è stato facile, ma ci sono riuscito. Ed è nato il primo Zibibbo IGP calabrese a Francavilla Angitola, dove il Comune ha poi istituito la ‘Via dello Zibibbo’ nella strada che porta alle mie cantine. Ora siamo all’opera per far nascere una DOC con il GAL Terre Vibonesi e gli altri produttori che hanno avviato questo percorso, stimolati ritengo dal mio esempio. Per i primi 6 anni sono stato l’unico a produrre Zibibbo in Calabria. Poi, risvegliate dal torpore, si sono fatte avanti nuove realtà. Possiamo dire che grazie ad una produzione quasi scomparsa, insieme alle altre aziende, abbiamo generato in totale oltre 100 posti di lavoro in provincia di Vibo Valentia”.


La sperimentazione di nuove tecniche
“Essendo il primo in Calabria a produrre Zibibbo in maniera ufficiale, ho dovuto lavorare tantissimo anche sulle tecniche di vinificazione. Mi sono confrontato con enologi fuori regione e all’estero. Ho fatto un grande lavoro di ricerca, fino a trovare quello che secondo me è il giusto modo di ‘interpretare’ lo Zibibbo, cercando e trovando equilibrio tra innovazione e tradizione. La coltivazione biologica è stata associata alle conoscenze sul piano scientifico, cosa necessaria a evitare la deperibilità del vino bianco calabrese in un clima molto caldo. I risultati in termini di qualità sono oggi ottimi. Riusciamo ad offrire un’eccellenza a basso contenuto di solfiti: quindi un vino salubre, senza eccedere nei costi, tant’è che il New York Times ha inserito lo Zibibbo delle Cantine Benvenuto tra i migliori 10 vini bianchi italiani sotto i 25 dollari, quindi in una fascia di prezzi accessibile”.
Il vino vibonese che ascolta Mozart
“Il vino che produco da quando entra in cantina da mosto fin quando è in bottiglia in affinamento, è sempre a contatto (h. 24, tutti i giorni) con la musica di Mozart, che ha una frequenza di 432 Hertz. Sono un appassionato di cimatica, una branca della fisica quantistica che dimostra come le frequenze sonore influiscono positivamente su tutto ciò che è materia, armonizzandola. Soprattutto laddove c’è acqua. E il vino, oltre ad acidi e sali minerali, com’è noto, contiene per gran parte acqua. Mozart, nelle sue composizioni segue regole matematiche: le note non sono casuali, scritte ad orecchio, ma studiate per generare armonia e trasmetterla con le loro frequenze. Sono certo che la musica potenzia la qualità del vino. A dimostrarlo è anche il maestro Beppe Vessicchio, che per passione produce vino, e ha fatto un famoso test proponendo a dei qualificati sommelier la degustazione alla cieca di vini identici: quelli che avevano ‘ascoltato’ Mozart, sono stati riconosciuti dagli esperti come di qualità superiore. È una tecnica che funziona, ci credo fermamente”.
All rights reserved (© Riproduzione riservata) – Photo credits, Cantine Benvenuto.
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