07 Ago Bruno Molea, il viaggio di una vita per fare dello sport una comunità
Presidente dell’AICS e della CSIT, dirigente del CONI e del CNEL, racconta il valore delle radici (nonno e papà calabresi di Cortale, Cz), del volontariato sportivo e del turismo e della cultura come occasione di crescita collettiva

Da oltre vent’anni è uno dei protagonisti dell’associazionismo sportivo italiano: presidente nazionale dell’AICS (Associazione Italiana Cultura Sport – circa 11.500 tra circoli polivalenti e associazioni sportive dilettantistiche e 20 comitati regionali con 120 comitati provinciali), componente del Consiglio Nazionale del CONI, membro del CNEL, e presidente della CSIT, la Confederazione Internazionale dello Sport per Tutti, organismo che rappresenta milioni di praticanti in oltre sessanta Paesi.
Tanti incarichi prestigiosi (oltre quello di onorevole, deputato della Repubblica nella XVII Legislatura, e le varie onorificenze di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, Stella d’Oro al Merito Sportivo del CONI, pro-merito dall’Ordine dei Cavalieri di Malta quale procuratore di Pace) sono stati conquistati attraverso un lungo percorso costruito sul campo. Eppure, ascoltandolo, si comprende subito che il filo conduttore della sua esperienza non è il pregio delle cariche ricoperte, ma una convinzione maturata nel tempo: quella dello sport che è prima di tutto un servizio alle persone. Un luogo dove si cresce, si educa, si impara il rispetto delle regole e si costruiscono relazioni destinate a durare ben oltre il tempo di una partita. È una visione che affonda le proprie radici anche nella sua storia personale.
Nato a Tripoli nel 1955, in una stagione storica in cui la presenza italiana in Libia era ancora significativa, Molea appartiene a quella generazione cresciuta con una naturale apertura verso il Mediterraneo. Ma la sua identità familiare porta anche più a nord, o meglio “al sud del nord”, più precisamente nel cuore della Calabria. Il nonno e il padre erano infatti originari di Cortale, paese della provincia di Catanzaro nell’istmo più stretto della penisola italiana, il punto in cui Tirreno e Ionio sembrano quasi sfiorarsi. Un luogo di grandi tradizioni artistiche (musica e pittura in particolare con la bottega dinastica dei Cefaly) che custodisce una storia antica fatta di tradizioni agricole, della celebre lavorazione della seta, di uliveti e soprattutto di un forte senso della comunità. Uno di quei borghi dove ci si conosce tutti, dove il valore della parola data conta ancora, dove l’ospitalità non rappresenta un gesto straordinario ma una consuetudine quotidiana.
È difficile stabilire quanto queste radici abbiano inciso nella formazione di Molea, ma ascoltando il suo modo di raccontare lo sport, emerge chiaramente una cultura fatta di solidarietà, partecipazione e appartenenza. Quando il discorso cade sulla Calabria, il legame appare naturale. «Le radici non sono mai un dettaglio», racconta.
«Anche quando vivi altrove, restano un patrimonio di valori. La Calabria rappresenta il senso della famiglia, dell’accoglienza, della solidarietà. Sono elementi che ritrovo ogni giorno anche nel mio modo di vivere l’associazionismo.»

Non sono parole di circostanza. In fondo tutta la sua attività si è sviluppata attorno a un’idea molto simile a quella che anima la vita delle piccole comunità: nessuno cresce da solo. È proprio questo principio ad aver orientato la sua lunga esperienza nel mondo sportivo. L’ingresso arriva come arbitro di calcio, un ruolo che insegna equilibrio, responsabilità e capacità decisionale. Successivamente nasce l’impegno organizzativo, la fondazione dell’AICS Volley Forlì e un percorso dirigenziale che, passo dopo passo, lo conduce ai vertici dell’associazionismo sportivo nazionale.
Sotto la sua guida l’AICS consolida il proprio ruolo di uno dei maggiori enti di promozione sportiva italiani, ampliando il proprio raggio d’azione ben oltre la pratica agonistica. Sport, ma anche cultura, ambiente, inclusione sociale, educazione, salute e cittadinanza attiva. Per Molea parlare di “sport per tutti” significa infatti ribaltare una prospettiva troppo spesso limitata al professionismo.
Per Bruno Molea la cultura non rappresenta un ambito separato dallo sport, ma una componente essenziale della crescita della persona e delle comunità. Sotto la sua guida l’AICS ha rafforzato anche la promozione di attività culturali, rassegne, progetti educativi, iniziative artistiche e percorsi di valorizzazione del patrimonio locale, nella convinzione che la pratica sportiva e quella culturale condividano la stessa funzione sociale: creare partecipazione, dialogo e inclusione.
«Lo sport non appartiene solo agli atleti professionisti», spiega. «Appartiene ai bambini, agli anziani, alle persone con disabilità, a chi cerca semplicemente un luogo dove stare insieme. Se perdiamo questa dimensione sociale, perdiamo il senso più autentico dello sport.»
È un concetto semplice soltanto in apparenza. Negli ultimi decenni lo sport è diventato sempre più spettacolo, business e comunicazione. Una trasformazione inevitabile, ma che rischia di lasciare nell’ombra quel vastissimo mondo fatto di società dilettantistiche, volontari, istruttori e dirigenti che ogni sera aprono le palestre, organizzano tornei, seguono i ragazzi e tengono vive migliaia di impianti sportivi in tutta Italia.

Per Molea è proprio lì che si gioca la partita più importante.
«Bisogna continuare a investire nelle associazioni di base», sottolinea. «Sono loro che tengono aperti gli impianti, educano migliaia di giovani e costruiscono inclusione. È lì che nasce il futuro dello sport.»
Una convinzione che negli anni ha trovato pieno riconoscimento anche sul piano internazionale. La sua elezione alla guida della CSIT rappresenta infatti il naturale approdo di un percorso che guarda allo sport come linguaggio universale. Attraverso competizioni amatoriali, programmi educativi e progetti di cooperazione internazionale, la Confederazione promuove il principio dello Sport for All, cioè dello sport come diritto accessibile a tutti, indipendentemente dall’età, dalle condizioni economiche o dall’origine sociale.
Questa impostazione si riflette anche nel suo costante impegno a favore della cultura come linguaggio universale capace di accompagnare lo sport nella costruzione di una cittadinanza più consapevole, aperta al confronto e al rispetto delle diversità. È la stessa filosofia che accompagna un’altra delle passioni di Bruno Molea: il turismo sociale. Anche in questo ambito il suo impegno è stato costante, prima come vicepresidente dell’International Social Tourism Organisation e oggi come presidente della FICTUS. Un settore spesso poco conosciuto, ma sempre più strategico per costruire inclusione, sviluppo sostenibile e dialogo tra culture. Per lui il viaggio non coincide semplicemente con una vacanza. «Quando si viaggia», osserva, «si imparano il rispetto, la curiosità e l’incontro con l’altro. È lo stesso principio che anima lo sport.»
Sport e turismo diventano così due linguaggi complementari. Entrambi insegnano ad aprirsi agli altri, ad abbattere i pregiudizi, a conoscere realtà diverse dalla propria. Entrambi aiutano le comunità a crescere e a valorizzare il proprio patrimonio culturale. Ed è proprio parlando di territori che il pensiero torna inevitabilmente a Cortale. Non soltanto come luogo delle proprie origini familiari, ma come simbolo di una Calabria che possiede enormi potenzialità ancora da raccontare.
«È un territorio straordinario», afferma. «Chi arriva lì comprende subito quanto il paesaggio possa raccontare una storia. La Calabria ha bisogno di essere conosciuta attraverso le sue eccellenze e non soltanto attraverso gli stereotipi.»
Per Molea la valorizzazione dei territori passa anche attraverso la tutela e la promozione del patrimonio culturale materiale e immateriale: borghi, tradizioni, arte, storia e identità rappresentano risorse strategiche per uno sviluppo sostenibile e per un turismo di qualità. È un passaggio che assume un significato particolare in un momento storico in cui il turismo esperienziale, i cammini, i borghi e le tradizioni locali rappresentano una delle principali opportunità di rilancio del Mezzogiorno. Lo sport, ancora una volta, può diventare un alleato prezioso: eventi, cammini, cicloturismo, attività all’aria aperta sono occasioni per far conoscere territori ricchi di storia e autenticità.
In fondo, la vicenda umana e professionale di Bruno Molea racconta un’Italia che spesso sfugge ai riflettori. L’Italia delle associazioni, del volontariato, dei piccoli comuni, delle famiglie che accompagnano i figli agli allenamenti, dei dirigenti che dedicano il proprio tempo alla crescita della comunità. Un’Italia che parte da un borgo come Cortale, attraversa il Mediterraneo, si sviluppa in Romagna e arriva fino ai tavoli internazionali dove si discutono le politiche dello sport e del turismo.
È un percorso costruito senza clamore, ma con coerenza. Un cammino nel quale le radici non rappresentano un semplice ricordo biografico, bensì il punto di partenza di una visione moderna dello sport e della società. Perché, in fondo, il messaggio che Molea continua a trasmettere è sempre lo stesso: una medaglia può raccontare il successo di un atleta, ma è la capacità di creare comunità che misura davvero il valore dello sport. Ed è probabilmente questa l’eredità più significativa di un dirigente che, pur avendo raggiunto i vertici delle istituzioni sportive nazionali e internazionali, continua a guardare allo sport con gli occhi di chi sa che ogni grande storia comincia sempre da un piccolo campo di provincia. O, forse, da un piccolo paese della Calabria.
#BrunoMolea #AICS #SportPerTutti #SportSociale #Inclusione #TurismoSociale #Calabria #Cortale #Catanzaro #BorghiCalabresi #Comunità #Volontariato #CONI #CSIT #VisitCalabria
No Comments