19 Giu Bioingegneria e ricerca con accento calabrese: Carmelo De Maria all’Università di Pisa
Dalla stampa 4D, alla divulgazione scientifica, passando per un amore mai sopito verso la regione. Viaggio nella vita e nel pensiero di un apprezzato ricercatore e docente, voce lucida e appassionata dell’Italia che innova
di Roberto Messina

Dottore di ricerca in Ingegneria dei Materiali e ingegnere biomedico, Carmelo De Maria è professore associato di Bioingegneria presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa, affiliato al Centro di Ricerca “E. Piaggio”. È membro dei gruppi direttivi dell’African Biomedical Engineering Consortium, del Gruppo Nazionale di Bioingegneria, dell’European Alliance of Medical and Biological Engineering and Science (EAMBES), dell’International Society for Biofabrication, e fondatore del Fablab Pisa. La sua attività scientifica si concentra sull’additive manufacturing applicato alla bioingegneria, con oltre 150 pubblicazioni all’attivo. È tra i promotori della progettazione open source di dispositivi medici all’interno della piattaforma UBORA, di cui cura il coordinamento tecnico.
Ha iniziato il suo percorso quasi per caso, o meglio, “inconsapevolmente”, come lui stesso racconta. Era il 2006 quando, studente in Ingegneria Biomedica a Pisa, si avvicinava allo sviluppo di bioreattori per tessuti biologici, tema al centro delle sue tesi triennale e magistrale. Ma è nel 2009, con l’inizio del dottorato in Ingegneria Chimica e dei Materiali – finanziato dalla Nicola’s Foundation – che quella timida passione si è trasformata in un cammino strutturato, avanzato, avveniristico ed entusiasmante, fatto di progetti internazionali, lezioni universitarie, laboratori e trasferimento tecnologico.
Una vocazione? Non proprio. Da piccolo sognava di diventare archeologo – “come Indiana Jones” – sorride – o forse anche giornalista, o esploratore. E oggi è diventato uno dei punti di riferimento in Italia per la stampa 3D e 4D applicata alla bioingegneria.
Ricerca, didattica e terza missione.

“La soddisfazione in questo lavoro assume molte forme – ci racconta durante l’intervista nei Laboratori della Facoltà di Ingegneria, in Largo Lucio Lazzarino –. C’è l’entusiasmo della ricerca, che arriva quando un progetto viene finanziato, quando qualcuno crede in te, o quando i tuoi prototipi vengono utilizzati da altri. C’è la gioia della didattica, che si manifesta soprattutto quando un ex studente trova lavoro grazie alle competenze acquisite nei miei corsi. E poi c’è la terza missione, che per me è fondamentale quanto le prime due: la divulgazione scientifica, parlare con i bambini alle fiere della scienza, alimentare la curiosità nei più giovani”.
Le sfide della Biostampa 4D.
Il cuore della sua ricerca oggi pulsa nella biostampa 4D: tecnologia avanzata in grado di produrre oggetti che cambiano forma e funzione a seconda dell’ambiente in cui si trovano, utilizzando materiali biocompatibili e persino cellule viventi. “Immaginate di poter ingoiare una pillola che riconosce un’ulcera intestinale e si trasforma in un cerotto per curarla – racconta –. Questo è solo uno dei possibili scenari su cui stiamo lavorando”. Nel laboratorio pisano si guarda sì al futuro, ma senza dimenticare il presente. “Ci occupiamo anche dello sviluppo di dispositivi medici per contesti a basse risorse. L’innovazione deve servire anche chi ne ha bisogno oggi, non solo domani”.
Pisa: ecosistema d’innovazione.
All’interno dell’Università di Pisa – composta da oltre 20 Dipartimenti, centri di ricerca e laboratori – De Maria collabora a tre importanti progetti europei per la rigenerazione dei tessuti intestinali e osteocondrali. “La qualità della ricerca è altissima. Ma attenzione: anche le tappe intermedie di un progetto rischioso possono essere risultati straordinari. Il rischio è parte integrante del processo, e non deve spaventare, ma essere gestito con attenzione”. Il ricercatore calabrese mette in guardia dall’idea romantica del genio solitario: “Le intuizioni esistono, ma se restano nel cassetto vengono mangiate dalle tarme. I risultati sono frutto della costanza e, soprattutto, del lavoro di squadra. Nel mio campo non si va da nessuna parte da soli”.

durante l’intervista
Un legame profondo con la terra d’origine.
Carmelo De Maria è nato a Lamezia Terme (Cz), precisamente nel quartiere Bella, con radici familiari nelle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia. “Rientrare solo per le ferie ti consente di osservare la Calabria con uno sguardo più distaccato ma affettuoso. Ci sono problemi, certo, ma anche enormi potenzialità”. Una delle riflessioni che condivide, è comunque quella di Corrado Alvaro, sulla Calabria “in perenne fuga da sé stessa”. Ma mette in guardia: “Dire ‘potremmo se volessimo’ è solo un comodo alibi per non agire”. Quanto all’identità calabrese, ha pochi dubbi: “Siamo testardi – nel senso buono – e molto riservati. Anche chi appare più espansivo ha sempre una dimensione intima e familiare che custodisce con attenzione”.
Tra Lamezia e Pisa, con il Sud nel cuore.
“Mi considero un emigrante tipico – ammette –. Torno per le feste e le ferie. Oggi è più semplice grazie ai voli diretti Pisa-Lamezia, ma all’inizio era una vera odissea: autobus, treni a lunga percorrenza. Ricordo una volta che per andare da Lamezia a Brindisi abbiamo dovuto cambiare quattro treni”. La sua Lamezia resta il luogo dell’infanzia e dell’anima. “Ricordi tantissimi, rimpianti pochi. Penso spesso all’estate dopo la maturità, un mese spensierato tra mare e amici. Se potessi proporre un’idea per migliorare la città? Ridurre drasticamente le auto: ogni angolo urbano è rovinato da parcheggi selvaggi. E poi servirebbe più verde curato”. E per la Calabria? “Infrastrutture migliori. Aeroporti, porti, ferrovie. Sono essenziali per rompere l’isolamento e far crescere il territorio”.
Ricerca al Sud? “Si può!”
“La qualità c’è anche in Calabria. I problemi? Gli stessi di Pisa: burocrazia, fondi, spazi. Di recente ho avuto l’opportunità di iniziare a collaborare con l’Università della Calabria e con la Magna Graecia di Catanzaro. Spero che questo sia solo l’inizio di un rapporto più stabile e fruttuoso”. Quando gli si chiede di descrivere Pisa e la Toscana, Lamezia e la Calabria, preferisce usare dei sostantivi, più che aggettivi: “Pisa è un ecosistema di innovazione, la Toscana un brand internazionale. Lamezia è la mia infanzia. E la Calabria… un Mediterraneo da scoprire, come recitava un passato slogan”.
All rights reserved (© Riproduzione riservata) – Foto Archivio Calabria Mundi, Courtesy Carmelo De Maria, Wikipedia
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