Antonio Politano, l’uomo delle transizioni: da Catanzaro a Firenze tra imprese, grandi opere e calcio

Dalla crisi di CMC Ravenna Spa, al rilancio dell’AC Prato: strategie, numeri e responsabilità di un grande avvocato e manager, tra finanza, sport, territorio e impegno sociale

Antonio Politano è un nome che negli ultimi tempi ha iniziato a risuonare con forza nelle cronache toscane e nazionali. Avvocato, consulente, manager, è figura capace di muoversi con naturalezza tra i tavoli delle grandi opere infrastrutturali e le stanze (più “emotive” ma non meno complesse) del calcio professionistico locale. Vive da tempo in Toscana, a Prato, ma le sue radici affondano saldamente in Calabria: è nato e cresciuto, infatti, a Catanzaro, figlio del compianto Franco Politano, storico esponente del Partito Comunista Italiano fin dal 1960, eletto deputato “d’altra pasta” nella VIII legislatura nel 1979 per la circoscrizione Calabria e, dal 1987 al 1990, vicepresidente della Regione Calabria.

Antonio Politano

Il legame con la sua terra d’origine non si è mai spezzato, anche se le occasioni di frequentarla si sono fatte via via più rare. Ma in quella “calabresità” che rivendica con orgoglio, Politano riconosce tratti quasi genetici: la caparbietà, la tenacia, la “testa dura”. Tiene a precisare che non sono solo queste le eredità ricevute: “la socievolezza, l’ospitalità e la disponibilità al dialogo e all’incontro” sono, per lui, parte integrante di quell’identità. Di Catanzaro conserva un ricordo affettuoso e quasi incantato: “una città accogliente, a dimensione umana, ideale per molti aspetti, ed eccezionale per clima insuperabile e cordialità della sua gente”. Parole che tradiscono non solo nostalgia, ma un senso di appartenenza mai dissolto.

Specializzato in diritto commerciale, societario e contrattuale, con oltre vent’anni di carriera alle spalle, Politano ha costruito il proprio percorso professionale affrontando ristrutturazioni aziendali, procedure concorsuali, operazioni straordinarie e transazioni di alto profilo ed evidente complessità. Ha assistito aziende e holding in momenti delicati, quando la differenza tra sopravvivere e scomparire si gioca su equilibri giuridici sottilissimi. Proprio questa esperienza, maturata nella gestione delle crisi e delle trasformazioni, lo ha condotto progressivamente verso ruoli manageriali diretti, dove la conoscenza delle norme e delle regole di governance non è un dettaglio tecnico, ma la chiave per orientare decisioni strategiche.

Il suo nome è oggi legato in modo particolare alla CMC – Cooperativa Muratori & Cementisti di Ravenna, una realtà dalla storia ultracentenaria e dalla recente crisi altrettanto profonda. Fondata nel 1901, CMC è stata per decenni una delle grandi protagoniste del sistema cooperativo italiano nel settore delle costruzioni, impegnata in strade, infrastrutture pubbliche, lavori idraulici, opere civili di vasta scala in Italia e all’estero. Un marchio che ha contribuito alla costruzione materiale del Belpaese e che, per oltre quarant’anni, ha operato nel mondo, tanto per citare alcuni Paesi, con progetti in Algeria, Angola, Argentina, Cina, Laos, Malaysia, Mozambico, Namibia, Filippine, Iran, Singapore, Sudafrica, Taiwan, privilegiando lavori idraulici, opere sotterranee e grandi infrastrutture.

A partire dal periodo 2018–2020, però, la cooperativa ha conosciuto una crisi finanziaria e organizzativa profonda, generata da una combinazione di ritardi nei pagamenti da parte di enti appaltanti, tra cui si legge nelle cronache, l’Anas, difficoltà nelle commesse estere e un progressivo accumulo di debiti. Sono stati anni di concordati preventivi, procedure concorsuali, ristrutturazioni operative e drastici ridimensionamenti di personale e attività, nel tentativo di preservare ciò che restava di una storia gloriosa.

Dal 2025, il nuovo impegno per il rilancio dell’AC Prato.

Il passaggio decisivo è arrivato nel giugno 2025, quando, attraverso una procedura competitiva davanti al Tribunale di Bologna, il ramo d’azienda operativo più rilevante di CMC – comprensivo di marchio, principali commesse, infrastrutture, contratti e circa 597 dipendenti – è stato aggiudicato per 17,5 milioni di euro ad Alpha General Contractor. Questa società, con sede legale a Milano e operativa a Firenze, è controllata dalla holding Finres, guidata da Politano.

Quella transazione ha rappresentato uno spartiacque: la nuova società ha potuto riprendere le commesse più rilevanti e riassorbire i lavoratori del ramo ceduto, quasi 500, salvaguardando l’occupazione e assicurando continuità operativa alle infrastrutture già affidate alla cooperativa. Intanto, la CMC Cooperativa, oggi in liquidazione, ha depositato – dopo la cessione efficace dall’8 ottobre 2025 – istanze di concordato semplificato davanti al Tribunale di Ravenna per disciplinare il pagamento dei debiti sorti prima di tale data.

Parallelamente, la nuova CMC Ravenna Spa, distinta dalla cooperativa in liquidazione, ha iniziato ad acquisire progressivamente la gestione di grandi cantieri infrastrutturali, in particolare in Sicilia. Tra questi figurano segmenti della superstrada Ragusa-Catania, tratte della ferrovia Catania-Palermo, segmenti della nuova 106 tra Catanzaro e Cotone, e altri lavori pubblici precedentemente affidati a imprese in difficoltà. Le commesse sono state affrontate inizialmente con contratti di affitto di ramo d’azienda e piani di subentro temporanei, primo passo verso possibili acquisizioni definitive.

In questo scenario complesso, Politano non si è sottratto al confronto pubblico. In un’intervista recente, affrontando il nodo dei pagamenti e delle responsabilità societarie, ha dichiarato: “Ci siamo ritrovati 170 milioni di euro di lavori fatti e non pagati. Ecco qual è il problema, che non si può lavorare gratis, perché non possiamo sostituirci allo Stato. (…) Stiamo studiando il modo per procedere al pagamento degli stipendi arretrati a fronte di una cessione del credito dei lavoratori. (…) Assumeremo direttamente nei prossimi giorni tutti i lavoratori coinvolti.” Parole nette, che riflettono un approccio pragmatico: chiarezza giuridica, assunzione di responsabilità nei limiti del perimetro societario, attenzione alla tutela dei lavoratori e consapevolezza del valore sociale delle opere pubbliche.

Ma la traiettoria di Politano non si esaurisce nei cantieri. Nel 2025 Finres S.p.A., con Politano ancora come figura di riferimento, ha acquisito il 100% delle quote dell’AC Prato, storico club toscano reduce da anni di difficoltà finanziarie. L’operazione ha rappresentato un tentativo di rilancio sportivo e gestionale della società biancazzurra. La nuova proprietà ha risolto i debiti arretrati e sta costruendo un progetto solido e competitivo con l’assunzione di figure dirigenziali e professionisti di alto livello, e attirando l’interesse di agenti e calciatori desiderosi di entrare a far parte di questa nuova fase. L’ingresso dell’Avv. Antonio Politano nel club toscano ha creato un clima di grandissimo entusiasmo in una città che ricordiamo essere tra le più popolose di tutta la Toscana, poiché tramite gli investimenti fatti a tutti i livelli è chiara l’intenzione della proprietà di ambire ad una promozione storica nelle serie professionistiche.

Da ricordare altresì che attraverso tutta una serie di iniziative e attività legate all’Ac Prato, Politano sta realizzando varie opere a livello solidale e di beneficenza collaborando con fondazioni e associazioni della città che aiutano e sostengono le persone meno fortunate.

Dalle sue dichiarazioni, dalle operazioni portate a termine e dalle presenze pubbliche emerge così il profilo di un manager giuridico-strategico capace di coniugare diritto e visione imprenditoriale. Un professionista che affronta crisi complesse e procedure concorsuali con l’obiettivo di garantire continuità e sviluppo; che pone attenzione alla tutela dei lavoratori nelle transizioni societarie più delicate; che ambisce al rilancio di realtà storiche come CMC Ravenna e AC Prato; che dialoga con istituzioni, sindacati e stakeholder locali nella ricerca di stabilità.

In controluce, resta l’immagine di un uomo che tiene insieme radici e trasformazione: la memoria di Catanzaro e la Firenze in cui vive, la tradizione cooperativa e la finanza moderna, i cantieri infrastrutturali e i campi da calcio. Una storia che racconta non solo una carriera, ma un modo di stare dentro le sfide del presente, con quella “testa dura” calabrese che lui stesso rivendica come marchio identitario.

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