Aldo Mazza e il ritmo jazz come identità: dalla Calabria a Montréal, attraversando il mondo

Ci sono musicisti che attraversano i generi, e altri che attraversano i continenti. Lui appartiene a entrambe le categorie. Percussionista, batterista, autore e didatta, originario di San Roberto (Rc) e ora con una dimora\studio anche a Cropani Marina (Cz) è una figura centrale nella scena musicale canadese e internazionale, capace di trasformare il ritmo in un linguaggio globale, colto e al tempo stesso profondamente fisico. Le collaborazioni con artisti come Céline Dion, James Brown, Jon Bon Jovi e Omar Sosa, raccontano la capacità di muoversi tra mondi diversi, senza mai perdere coerenza e stile

Aldo Mazza in scena tra le sue percussioni

Nato in Calabria, a San Roberto (Rc) e trasferitosi da bambino in Canada, Aldo Mazza porta decisamente con sé una doppia appartenenza che diventa matrice del suo stile e della sua estetica. La sua traiettoria umana e professionale si sviluppa tra Ottawa, Toronto, Montréal e New York, in un continuo attraversamento di ambienti musicali diversi. “La musica è comunicazione universale” è un principio che per lui non resta teoria, ma diventa pratica quotidiana nel modo di suonare, insegnare e collaborare. E questa dimensione del dialogo tra linguaggi e identità non riguarda soltanto la sua musica, ma attraversa anche la storia familiare. Accanto a lui, infatti, si staglia la figura del fratello Antonino Mazza, poeta italo-canadese di grande rilievo, recentemente scomparso, che ha esplorato gli stessi temi (memoria, migrazione, appartenenza) attraverso la parola.

Nato anch’egli a San Roberto e cresciuto pure lui nel Paese dei Grandi Laghi, Antonino è stato docente universitario, traduttore e autore di opere che indagano la condizione dell’emigrante, trasformando l’esperienza personale spesso sofferta in alta riflessione culturale. Non è un caso che i due fratelli abbiano anche condiviso un progetto artistico, The Way I Remember It, in cui poesia e percussione si intrecciano: un incontro tra voce e ritmo che restituisce, in forma sensibile, il tema caldo della memoria.

La formazione di Aldo Mazza è comunque tutt’altro che lineare. Inizia con la batteria e le percussioni in Canada, ma presto amplia il proprio orizzonte studiando con maestri provenienti da tradizioni differenti: dalla musica classica occidentale al jazz, fino ai linguaggi afrocubani. Gli incontri con grandi percussionisti e musicisti internazionali, soprattutto nell’ambiente nordamericano e newyorkese, risultano decisivi. Più che seguire una scuola unica, Mazza costruisce il proprio percorso come una sintesi di esperienze: apprendendo sul campo, nei club, negli studi di registrazione, negli studi di televisione, nelle tournée. È in questo contesto che il jazz si impone come metodo. “È libertà, ma anche disciplina”, e ne parla come di una grammatica aperta che permette di integrare tutto: classica, ritmi africani, tradizioni latine.

La carriera performativa di Mazza è impressionante per ampiezza e varietà. Ha partecipato a oltre 2.500 concerti e apparizioni televisive, esibendosi anche in contesti istituzionali di altissimo livello, davanti a leader politici e grandi platee internazionali. Il suo nome compare in più di cento registrazioni tra album e colonne sonore.

Foto in alto, con Chucho Valdez.
Qui sopra con Diana Krall.
Sotto, con Peter Erskine

E da non dimenticare la sua preziosa collaborazione agli “Special Projects” del celebre e spettacolare MTL, il Festival Internazionale del Jazz di Montreal, un unicum e un mito mondiale, fondato nel 1980 da Alain Simard in collaborazione con André Ménard, Denyse McCann e Alain de Grosbois, con l’obiettivo di far conoscere i migliori musicisti del mondo a un pubblico più ampio, riconosciuto dal Guinness World Records come il più grande festival jazz del pianeta, è da oltre 40 anni sinonimo di passione musicale e momenti indimenticabili. È il luogo in cui leggende viventi si incontrano con gli artisti emergenti più promettenti e dove il jazz prospera all’incrocio di generi e influenze. Per 10 giorni diventa ogni volta il punto d’incontro per gli amanti del jazz e godersi quasi 150 concerti al chiuso e il rinomato programma all’aperto con oltre 350 spettacoli gratuiti.

Ma ciò che colpisce, è soprattutto la qualità degli incontri fatti nella carriera di Mazza: collaborazioni con artisti come Céline Dion, James Brown, Jon Bon Jovi e Omar Sosa raccontano la sua capacità di muoversi tra mondi diversi senza mai perdere coerenza. Non semplici collaborazioni, ma veri momenti di scambio e di crescita. Lavorare con figure come James Brown, ad esempio, è significato confrontarsi con una concezione del ritmo profondamente radicata nel corpo e nella tradizione afroamericana. Con Céline Dion, invece, entrare in un universo di precisione e controllo sonoro assoluto. Sono esperienze che arricchiscono il linguaggio, rendendolo sempre più elastico e consapevole.

Ma è soprattutto all’interno del gruppo Répercussion che il suo lavoro assume una dimensione artistica pienamente riconoscibile. Ensemble storico della scena canadese, ha portato la percussione al centro della scena come forma spettacolare autonoma, mescolando musica, teatro e gesto. Con il gruppo, Mazza partecipa a migliaia di concerti nel mondo, dai grandi festival internazionali alle esposizioni universali, collaborazioni con orchestre sinfoniche, contribuendo a ridefinire il ruolo stesso del percussionista.

La discografia – che include album come Répercussion, New Kong, Carmen Suite e Les Fantaisies Classiques – testimonia una ricerca continua tra classica, jazz e sperimentazione. Parallelamente, Mazza sviluppa una propria produzione didattica e teorica, tra cui il celebre metodo Cuban Rhythms for Drumset and Percussion, frutto di studi approfonditi e soggiorni a Cuba. Il Ministero di Cultura utiliza questo libro come metodo officiale nelle scuole di musica in Cuba.

Il gruppo strumentale Répercussion

Anche qui, la formazione non è mai accademica in senso stretto, ma nasce dall’incontro diretto con i musicisti e le culture: imparare ascoltando, suonando, vivendo il ritmo. Il riconoscimento del suo lavoro arriva anche a livello istituzionale, con premi e finanziamenti da parte di enti come il Canada Council e il Conseil des Arts et Lettres du Québec.

Ma forse il risultato più significativo è un altro: aver costruito una comunità. Con la KoSA Academy of Music, fondata a Montréal insieme alla moglie Jolán Kovács, Mazza crea uno spazio internazionale di formazione e scambio, che negli anni coinvolge musicisti di tutto il mondo. Workshop, festival, programmi educativi in Canada, Stati Uniti, Cuba, Europa e Asia: KoSA diventa un crocevia di esperienze. “Non si tratta solo di insegnare tecnica”, emerge chiaramente dalla sua visione “ma di imparare ad ascoltare e a trovare una propria voce”.

Antonino e Aldo Mazza
da piccoli, con la mamma in una foto a San Roberto (Rc)

E qui torna, inevitabile, la Calabria, dove ha scelto di tornare con maggiore frequenza negli ultimi tempi, attrezzando (figuriamoci) di strumenti percussivi di ogni tipo la sua dimora in quel di Cropani Marina (Cz). E non si tratta di semplice nostalgia, ma di radice viva. “La Calabria è dentro di me – spiega – nel senso del ritmo, nella relazione con la tradizione, nella dimensione collettiva della musica”. Anche nei progetti educativi sviluppati nella sua terra d’origine, Mazza cerca di mettere in dialogo il patrimonio locale – dalla tarantella alle percussioni popolari – con una visione globale. In questo equilibrio tra radice e apertura, si trova forse la chiave del suo percorso e del suo successo. Il jazz, per lui, è esattamente questo: un punto d’incontro tra culture. Il Canada offre lo spazio, la Calabria la memoria, il mondo la materia viva con cui lavorare…

Aldo Mazza non è comunque e solo un percussionista: è un costruttore di ponti. Tra maestri e allievi, tra tradizioni e innovazioni, tra esperienze vissute e trasmesse, il suo lavoro dimostra che il ritmo può essere molto più di un accompagnamento: può diventare pensiero, identità, racconto. Un battito che nasce da una terra precisa, ma che continua a risuonare ovunque.

Photo: Courtesy Kip Ros – KoSA Communication

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