26 Apr Al Cotton Club di Roma, serata indimenticabile per il libro di Roberto Messina dedicato a Lino Patruno, leggenda del jazz
Grande successo per la presentazione del volume “Caro Lino, ti scrivo…” (Academ Editore) con un pubblico numeroso e variegato e la presenza di celebri nomi del mondo dello spettacolo e della cultura, tra cui: Franco Nero, Maurizio Micheli, Gianni Garko, Gigi Miseferi e tanti altri musicisti, amici e ammiratori

Roma – Una serata di grande musica, swing, affetto e memorie. Così il Cotton Club, uno dei locali più iconici della Capitale, ha ospitato la prima presentazione del libro “Caro Lino, ti scrivo… Pensieri e testimonianze per una leggenda del jazz”, firmato dal giornalista e scrittore Roberto Messina, pubblicato da Academ Editore. Un evento che ha celebrato la vita e la carriera del maestro Lino Patruno, autentico monumento del jazz italiano e internazionale.
Applausi sentiti e atmosfera carica di emozioni, per una vera e propria festa dedicata a uno degli ultimi grandi jazzman del nostro tempo. Sul palco, parole e musica, fuse per rendere omaggio ad un artista che ha attraversato con stile, grinta e passione oltre sessant’anni di storia musicale. In platea, un pubblico numeroso e variegato, con la presenza di celebri nomi del mondo dello spettacolo e della cultura, tra cui Franco Nero, Maurizio Micheli, Gianni Garko, Gigi Miseferi (che ha condotto magnificamente la serata), e con Patruno e il suo “Jazz show”: Gianluca Galvani (cornetta), Carlo Ficini (trombone), Alessandro Bonanno (piano), Guido Giacomini (contrabbasso), Gianluca Perasole (batteria). Ospiti: Riccardo Mei (voce), Margherita Mei (voce), Italia Vogna (voce), Pierfrancesco Pitascio (piano) e tanti altri amici e ammiratori.

Un ritratto corale tra parole, note e ricordi.
Il libro curato da Messina è molto più di una biografia: è un mosaico di affetti, pensieri e riflessioni condivise da chi ha avuto il privilegio di conoscere Lino Patruno, frequentarlo, stimarlo. Le voci raccolte – oltre venti – sono diverse, ma accomunate da un rispetto profondo e affettuoso, e raccontano un artista immenso e un uomo indimenticabile, il suo cammino ininterrotto che ne ha fatto un protagonista su una strada che continua a evolversi e sorprendere.
Il ricco pantheon di scritti\ricordi porta le firme di: Giorgio Albiani, Renzo Arbore, Pupi Avati, Nadia Bengala, Fausto Bertinotti, Benedicta Boccoli, Mauro Carpi, Alberto Contri, Pippo Franco, Gianluca Galvani, Gianni Garko, Massimo Ghini, Giuseppe Manica, Maurizio Micheli, Minnie Minoprio, Gigi Miseferi, Franco Nero, Maurizio Nichetti, Ninì Salerno, Edoardo Siravo, Tullio Solenghi, Diego Verdegiglio, Lucio Villari.
Dalla Calabria a New Orleans: la parabola di un jazzman globale.


sul palco del Cotton Club
Crotonese di nascita, milanese per formazione, romano d’adozione, cittadino onorario di New Orleans, Lino Patruno è una delle figure più emblematiche del jazz classico e del dixieland. Polistrumentista (chitarra, contrabbasso, pianoforte, ma soprattutto banjo), autodidatta con una solida base di studi, Patruno è stato anche compositore di colonne sonore, cabarettista, conduttore televisivo, docente e raffinato collezionista musicale. Il suo è un percorso artistico eclettico, ma coerente. Un viaggio sonoro tra le epoche e i generi, sempre animato da una passione instancabile e da una capacità rara: quella di raccontare la musica come una storia, un’emozione, una poesia viva.
L’anima del banjo: uno strumento rivalutato e reinventato.
Uno degli aspetti più affascinanti del lavoro di Patruno è il suo rapporto quasi simbiotico con il banjo. Considerato a lungo uno strumento minore nel panorama jazzistico europeo, con lui è tornato protagonista, capace di dialogare alla pari con la sezione ritmica, valorizzando un suono incisivo, raffinato e inconfondibile. Nelle sue mani, il banjo non è solo uno strumento: è una voce, un personaggio, un narratore. Ogni performance è un racconto. Ogni brano un affresco musicale in cui tecnica e sentimento si fondono, portando l’ascoltatore in un altrove sonoro che è insieme memoria e innovazione.


Lino, l’uomo dietro l’artista.
Ma il libro di Roberto Messina, oltre a delineare il musicista, mette soprattutto a fuoco l’uomo. Il Lino amico, il Lino comunicatore, il Lino catalizzatore di energie positive. Un uomo capace di generare relazioni autentiche, di unire generazioni diverse attorno a una visione della musica e della vita fatta di passione, dedizione e leggerezza. È proprio in questa dimensione umana che Patruno si rivela figura unica e insuperabile: ha saputo mantenere intatta la propria carica vitale, la voglia di sperimentare, il desiderio di coinvolgere. Il libro lo racconta bene, ed è per questo che non è solo un omaggio, ma un’opera necessaria.

del Cotton Club
Il curatore: Roberto Messina, il valore della memoria.
Dietro questo prezioso lavoro editoriale c’è la mano di Roberto Messina, giornalista culturale, con “Caro Lino, ti scrivo…” firma un’opera sentita, pensata e costruita con rigore e affetto, capace di restituire al lettore la complessità e la bellezza di una figura che ha saputo fare della propria vita un atto creativo continuo.
Conclusione: una leggenda ancora viva.
La serata al Cotton Club, tra sorrisi, racconti e buona musica, ha dimostrato che Lino Patruno non è soltanto un protagonista della storia del jazz italiano, ma un patrimonio vivente della nostra cultura. Il suo cammino continua, con la stessa passione e lo stesso entusiasmo di sempre. E grazie a questo libro, ora anche il grande pubblico ha uno strumento in più per conoscerlo, riconoscerlo e – perché no – innamorarsi della sua musica. Benvenuto allora a questo libro fornisce un ritratto di un uomo che è un esempio di come la passione e l’impegno possano trasformare un’idea in realtà. Di come l’arte, anche quella più difficile da sradicare dalla tradizione, possa essere decisamente rinnovata e indirizzata verso mete impensate, inaudite, sorprendenti.

La musica di Patruno, il suono del suo banjo, con lui, e grazie a lui, sono infatti testimoni di un incontro inaspettato e “magico” tra passato e presente, tra vecchio e nuovo. Un rendez vous che parla di libertà, passione e invenzione. Non solo uno strumento popolare, dunque, ma una sorta di asso nella manica, di arma segreta con cui poter passare in punta di piedi, ma con decisione, da un ruolo marginale ad una posizione centrale e pulsante nel jazz, a stretto contatto con la sezione ritmica e le improvvisazioni, valorizzando un suono al contempo vivace e sofisticato, graffiante e melodico.
Patruno con il banjo, si diceva… Un duo formidabile, impegnato in un continuo racconto di storie, emozioni, atmosfere. Una nuova vita da protagonista per il suo strumento, a contrasto e risoluzione dell’isolamento, della marginalità e della “sufficienza” con cui era stato trattato da un certo jazz europeo.

Con la sua “vis”, con il suo fare, oltre che da musicista, Lino ha saputo qualificarsi e imporsi anche come “narratore” capace di parlare, di trasformare ogni performance in un racconto, in un’esperienza artistica unica e irripetibile che venendo da lontano nel tempo e nello spazio, si è ogni volta involata verso nuove e inedite possibilità sonore. Il libro ne racconta il percorso artistico, intellettuale, culturale, creativo. Ma si concentra, come detto sopra, su quello umano: e cioè, sulla sua personalità irresistibile, sulla versatilità, sulla “leggerezza” nel saper comunicare e costruire relazioni virtuose capaci di generare amicizie forti e sincere. In questo, e non solo,
Lino Patruno non ha mai perso smalto, non ha mai smarrito la rotta, ha custodito il suo “sapere” che ne ha fatto un personaggio mitico, un qualcosa di “leggendario” e ineguagliabile, forte della capacità di coinvolgere e di entusiasmare sul suo percorso giovani e meno giovani.
Roberto Messina
Caro Lino, ti scrivo… Pensieri e testimonianze per Lino Patruno, leggenda del jazz
Academ Editore
pag. 152 – Euro: 15,00 – www.academeditore.it
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