17 Ago A Soverato “Nameless”, il fortunato libro di Massimo Felice Nisticò
Da non perdere, lunedì 19 agosto, ore 19.00, nella libreria “Non ci resta che leggere”, via Solferino 1, la presentazione della nuova avvincente fatica letteraria del noto urologo chirurgo ospedaliero catanzarese, pubblicata con Rubbettino. Partecipa Antonio Cavallaro, direttore della comunicazione di Rubbettino, in dialogo con l’autore
A Soverato (Cz), lunedì 19 agosto, ore 19.00, nella libreria “Non ci resta che leggere”, via Solferino 1, la presentazione di “Nameless” (Rubbettino, pag. 303, euro 18), il nuovo fortunato, intrigante romanzo di Massimo Felice Nisticò, noto urologo chirurgo ospedaliero catanzarese, che è stato accolto da un immediato e meritato successo. All’incontro partecipa Antonio Cavallaro, direttore della comunicazione di Rubbettino, in dialogo con Nisticò su questo suo potente e articolato lavoro tutto da scoprire e godere nella complessa tessitura articolata su più dimensioni narrative. Ma anche nella sua storia di forte radicamento contemporaneo, così come nella sua scorrevolezza e piacevolezza di scrittura dal ritmo ammaliante, con l’abile e profonda caratterizzazione psicologica di personaggi e situazioni che lo rendono capace di catturare e tenere avvinghiati proprio come in un thriller.

Nisticò non è comunque nuovo ad imprese artistico-letterarie di grande portata e di effettivo peso specifico. Autore, intanto, di celebri inni sacri (è anche fine musicista-compositore) ha pubblicato in precedenza la raccolta di racconti brevi “Un’altra stagione” (Iride – Premio Cesare Pavese) e i romanzi “Carne” (finalista al premio Carver) e “Sono finite le stelle cadenti” (Rubbettino).
Questo sua nuova fatica , che potremmo definire di “stampo europeo” (e oltre) per la sua evidente complessità e spessore culturale, si dipana agile e sicura tra le più varie argomentazioni del sapere, quasi come in un gioco sottile illuminato da eccezionale competenza e senza titubanza alcuna, e procede tra delicate e “immense” questioni di scienza, medicina, filosofia, antropologia, etica, economia, arte, musica, e pure puntuale cronaca d’attualità. Tutto confluisce e si materializza in un corposo viaggio tra ampie e complesse tematiche di stringente modernità: dall’inquinamento, all’ingegneria alimentare, alla genetica, al terrorismo. Con due in particolare, a fare da fil rouge al dipanarsi, assai ben ritmato, del racconto: la sterilità e la paternità, questioni rese protagoniste di un delicato ritratto familiare che è anche un dettagliato quadro collettivo e sociale, uno specchio di un difficile tempo e di un difficile mondo: ahinoi, il nostro, sempre più esile ponte per l’avvenire, così come collegamento con il passato.
La sterilità: si declina in molteplici forme, tra cui la sterilità intesa nel senso classico, come impossibilità di concepire; e quella nei rapporti umani, intesa come incapacità di tessere relazioni feconde, persino all’interno dello stesso ambiente familiare.
La paternità: è evanescente, desiderata, e allo stesso tempo mai raggiunta. Una paternità dalla quale si fugge, che si rincorre, e rende il romanzo di Nisticò strettamente attuale, e in forte connessione con gli studi psicanalitici di Recalcati, che definisce la nostra epoca come segnata dal “complesso di Telemaco”: il desiderio di un padre che possa mettere in ordine la nostra vita, e che è tuttavia come svanito nel nulla.


Lungo l’intera vicenda scorre un diffuso e ineludibile senso di sgomento che attanaglia tutto e tutti, e che comporta la perdita di ogni identità. Ecco perché ognuno, soddisfatto o no, appagato o meno, sente in fondo di essere un “Nameless”, un senza nome. La ricerca di se stessi, e quindi il back to the roots, il ritorno alle radici, diventano allora le questioni fondamentali per poter scandire il proprio momento e dare senso ai propri giorni, per potersi salvare e salvare l’anima di fronte ad un orizzonte sempre più massificato, mercificato, reificato, che tende a livellare, ad appiattire, a “smemorizzare”. O meglio ancora, a “resettare”, e sostituire l’identità, l’autenticità, mettendo al suo posto una griglia artefatta e posticcia di finti bisogni indotti. La vera ricchezza, resta allora proprio la semplice ed essenziale “corrispondenza del sé”. Una cosa più facile a dirsi che a trovarsi. E con lei, la verità ontologica, la mente e il cuore limpidi, l’essere misericordiosi con il mondo e con la propria anima, il ris-veglio, la coscienza di chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare, anche se “senza nome”. Tutto comincia e ri-comincia da qui.
La complessa e articolata, ma pure scorrevole, trama di “Nameless” muove i passi dalla tragedia americana dell’11 settembre, e dallo stato di smarrimento e confusione che nei giorni seguenti ha messo sotto scacco psicologico l’Occidente. Nei pressi di Roma, il futuro di un’azienda leader nel mercato acquifero nazionale, la “Fontesana S.p.A. – Acque Minerali”, retta da molti anni dalla matriarca Rachele Berni Ternani, è destinata a cercare una nuova generazione per affrontare i tempi nuovi. Ma la nuova progenie stenta a venire fuori, e i tre figli di Casa Ternani sono spinti dalla matriarca a farsi carico di questo bisogno: dare alla famiglia un erede capace di prendere in mano il timone dell’azienda in modo da poter pensare concretamente al futuro. E proprio quando il mondo intero pare essersene del tutto dimenticato, gli accadimenti violenti e sovversivi tendono a rimarcare che non c’è speranza per un futuro luminoso. Così tra i fratelli Ternani sembra nascere un’assurda competizione mascherata dal diritto di ciascuno di loro ad autodeterminarsi.
Giorgia, la minore dei tre, forte di un legame sentimentale già proiettato ad una vita di coppia, pare quella più decisa a sfornare l’erede: lei lo può fare, e lo vuole fare. Ma la sua vicenda sarà segnata dal gioco beffardo del destino di un’altra famiglia che nasconde un segreto inconfessabile. Sua sorella, Rebecca che, pur rincorrendo un amore lesbico, sostiene con arroganza di avere lo stesso diritto alla maternità e mette in gioco tutto, spregiudicatamente, anche ciò che è illegale pur di poter raggiungere una procreazione manipolata. Silvio, l’unico maschio della famiglia, sembra indugiare sulle proprie passioni artistiche, convinto che il futuro, per ora, rimanga un orizzonte lontano. Anche lui, però, all’insaputa di tutta casa Ternani, ha in mente una strategia ben precisa per conquistare la leadership. Ma le loro singole strade, così diverse, li porteranno a rivedere le priorità di ciascuno. Su ognuna delle singole vicende dei tre rampolli Ternani pare ricadere, inesorabile, la Storia più grande, quella che macroscopicamente riguarda l’intero genere umano nel suo inconsapevole trascinarsi senza disegno alcuno. Forse la “sterilità” che angoscia una delle due sorelle non è dovuta “al caso” come variabile legata all’imprevedibilità della sorte; forse il diritto a procreare, così tanto a cuore all’altra sorella, non è un fatto tanto “naturale” come molti luoghi comuni asseriscono invocando la normale evoluzione dei tempi; forse la crisi economica mondiale dovuta alle vicende internazionali di guerre fra integralismi religiosi, rivalse economiche, religiose, politiche, etniche, non è la semplice derivata dei “giochi di potere” così lontani dalle vite ordinarie di uomini e donne di strada anch’essi banalmente ordinari.
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